Basta Regioni e Comuni Il Piano Casa lo faccia lo Stato

  • Maurizio Guandalini

L'OPINIONE “Casa, è rivolta sociale", ha titolato Metro.  I buoi sono usciti dal recinto. Mancano i decreti attuativi del Piano Casa, ma è proprio il Piano Casa che fa acqua perché tiene conto all’acqua di rose delle varie criticità, dagli sfratti alle occupazioni, dalla vendita delle case popolari alle sfitte. Per gli sfratti immaginare proroghe è osceno. È necessaria la certezza della legge e le tutele che esprime: i piccoli proprietari si sono trovati inquilini che per anni  non hanno pagato il canone. Il corso della legge, lungo e pernicioso,  lascia i proprietari soli, senza alcun strumento efficace per sgombrare, in tempi certi, le case. Di soluzioni pratiche meglio non chiedere ai comuni. Case popolari nuove non se ne costruiscono. La deriva dei vari enti regionali è drammatica. C’è penuria  di progetti: non sapendo cosa fare non fanno nulla. Nei vari istituti delle case popolari sparsi sul territorio c’è da fare con morosità, sfratti in corso o al via (a proposito, pare che in Lombardia, con la linea dura, stanno scomparendo le occupazioni abusive): è un criterio valido per rispetto verso coloro che l’affitto lo pagano mese dopo mese, con puntualità. Ma l’emergenza accantona la filosofia delle chiacchiere. Quindi al primo punto di un serio Piano Casa ci deve stare la scelta di togliere tutte le competenze, in materia di edilizia popolare, lasciate alle regioni (e ai comuni).

In questi anni non hanno combinato nulla. È lo Stato che deve programmare (e controllare). Secondo punto: vendita reale (non camuffata: a Milano e provincia saranno in vendita 10 mila alloggi ma speriamo non vi siano clausole capestro) del patrimonio immobiliare delle case popolari. È il solo modo per tagliare  le corpose spese di manutenzione che asciugano i bilanci. Si vendono (con mutuo rata d’affitto), si svendono,  si regalano (per chi se l’è pagata nel corso degli anni). Una grande operazione di responsabilizzazione degli inquilini che divengono proprietari. Non si vende per far soldi (tra l’altro una missione impossibile). Si vende per aver minor costi. I soldi, risparmiati, vanno alle case sfitte (costruire sul costruito, su quello che già c’è). Case sfitte (per mutui non pagati, fallimenti ecc) che sono  in carico soprattutto alle banche. Si mette un piedi una gestione multipla per un mini Piano Marshall: tutti insieme, fondazioni bancarie, cassa depositi e prestiti,  enti delle case popolari (proprietari di tantissimi immobili, provenienti anche dal demanio, abbandonati: darli ai senza casa che s’impegnano a ristrutturarle, no?), il Minstero delle Infrastrutture e i comuni.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista - Fondazione Istud

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