È fuori gioco ma Forza Emma

Giampiero Garamaglia
  • Giampiero Gramaglia

Scuola di giornalismo all’Ifg di Urbino: la classe dei praticanti 2014-’16 deve tratteggiare un profilo del presidente che verrà, tenendo conto della lettera della Costituzione, oltre che di dichiarazioni e ‘desiderata’ delle forze politiche. Nei loro articoli, le espressioni che più ricorrono sono “arbitro” - c’è chi aggiunge “imparziale”, il che appare superfluo, perché l’arbitro è tale per definizione -, “personalità super partes”, “simbolo dell’unità nazionale”, non necessariamente un politico, figura “di alto profilo e grande spessore”, dotata “di prestigio nazionale e internazionale”. Molti ricordano i principi d’alternanza politica –dopo un uomo di sinistra un cattolico o un conservatore - o di genere –una donna-. Quasi tutti insistono sulla necessità che il nuovo presidente non sia “divisivo”.

A leggerne i pezzi, i futuri colleghi hanno la stoffa da cronisti politici: giochi di partito e calcoli d’interesse non lasciano (quasi) spazio a fresche utopie. Il successore di Giorgio Napoletano deve non incappare in una serie di veti incrociati e soddisfare un mosaico di condizioni, se quel che dicono leader e partiti conta.

Di sicuro, il presidente che verrà dovrà essere riconoscibile e bene accetto ai cittadini italiani – che non dovrebbero chiedersi “chi è?”, affondando nei ricordi per ritrovarne memoria, com’è il caso d’alcuni riesumati della Prima Repubblica i cui nomi servono forse solo a fare cortina di fumo – ed anche riconoscibile e rispettato dai leader europei e internazionali.
I criteri: riconoscibilità nazionale e credibilità internazionale.

Ci sono Paesi, come la Germania, la cui credibilità internazionale si riflette sul loro presidente, quale che egli sia. E ci sono Paesi, come l’Italia, che devono contare pure sulla credibilità personale del loro presidente per ancorare la loro vacillante credibilità internazionale. Se questi due criteri –riconoscibilità nazionale e credibilità internazionale- sono importanti, molti dei nomi che circolano s’elidono da soli. Due che sicuramente superano bene la “prova finestra” della credibilità internazionale sono Romano Prodi, presidente della Commissione europea e poi inviato dell’Onu, e Mario Draghi, che è presidente della Banca centrale europea. Entrambi si sono chiamati fuori, ma i no preventivi sono spesso difensivi. Con loro, una donna: Emma Bonino, conosciuta e rispettata in Europa e nel Medio Oriente, un’italiana tosta e decisa e capace di pensare con la propria testa - anche troppo, per i parametri della politica nostrana -. Oggi, però, è facile accantonarla: la Bonino sta combattendo un tumore, una battaglia che assorbe tempo ed energie. Forza Emma!

GIAMPIERO GRAMAGLIA
direttore di Euractiv.it

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