Quirinale, a quale santo dobbiamo votarci?

  • GRANDI

Una volta il Presidente della Repubblica Italiana era una cosa seria. Una prestigiosa istituzione incarnata da personalità di assoluto rilievo, nomi che erano la quintessenza stessa dell'autorevolezza. Vabbè, qualcuno aveva preso a imbrattare i muri delle città scrivendo Kossiga col kappa per qualche esternazione di troppo dell'ex Presidente e per un passato poco limpido popolato dai fantasmi di Aldo Moro e dei servizi segreti. Che c'entra, Oscar Luigi Scalfaro interruppe un quarto di finale di Coppa Uefa per gridare a reti unificate “Io non ci sto”, manco fossimo in dittatura. Certo, Napolitano ha generato governi lontani anni luce dal volere del popolo sovrano e dal risultato delle urne come fossero conigli. Sì, ma, suvvia, l'ha fatto in nome dell'unità nazionale e all'interno del sacro vincolo della Costituzione. E pazienza se nel frattempo usi, costumi e soprattutto leggi elettorali sono cambiate a ripetizione. Insomma, quisquilie rispetto ai nomi che stanno circolando. Qualche esempio? Oggi corriamo il serio rischio che a occupare il Quirinale possa finire uno fra i seguenti nomi.
Walter Veltroni: giornalista, critico cinematografico, scrittore, regista e, a tempo perso, politico. Con tutto il rispetto se dobbiamo fare Presidente un regista, allora meglio Sorrentino.
Anna Finocchiaro: politica. Segni particolari: andava all'Ikea con la scorta (pagata dai contribuenti), ma non è mai stato chiarito se poi la scorta andasse anche a casa sua a montarle i varii Borgjo, Laks e Liatorp. In compenso la signora, sempre protetta dalla scorta, ebbe a insultare dei militanti del PD che la stavano contestando fuori dal partito.
Romano Prodi: se invece il vostro genere è più l'ex ciclista con alle spalle svendita dell'Iri, fallimento dell'Ulivo, responsabilità dell'Euro e figura del piccione impallinato alle ultime votazioni per il Presidente della Repubblica, il professore potrebbe fare al caso vostro.
Questo per dire dei nomi più probabili e per tacere della sempreverde DC incarnata dalle candidature di Casini e Castagnetti o dalla casta piemontese del PD nelle figure di Fassino e Chiamparino (l'uscita in -ino per chi viene da Torino è requisito sine qua non, con il rischio, però, di ritrovarci poi con un presidentino).
E allora? A che santo votarsi? Trovare un nome spendibile di questi tempi è Grasso che cola. Ecco, magari...
MATTEO GRANDI

Articoli Correlati