La bella favola dell'educazione ambientale

  • Stefania Divertito

È una buona notizia, e ne avevamo bisogno. I ministeri dell’Istruzione e dell’Ambiente faranno partire corsi di educazione ambientale nelle scuole primarie. In tutta onestà, mi sembra un paradosso: chi avrà redatto i programmi? Proprio quel Ministero che con una legge contestata da duecento associazioni ambientaliste ha dato il via libera all’incremento degli inceneritori, che non osa puntare sulle grandi R del riuso, riciclo, riduzione dell’immondizia, come accade ormai nel resto d’Europa? Quegli stessi politici fan delle trivellazioni in Adriatico e nei territori già fragili potranno mai tramandare ai piccoli l’importanza della tutela del Paese? Chi difende a spada tratta le centrali a carbone riuscirà a spiegare ai nati dopo il 2010 cosa sono le fonti rinnovabili?
Ma certo, sono sicura che lo sapranno fare. È quello che riesce meglio a chi ci governa: raccontare favolette. Sono anni che ci hanno abituato a esternazioni condivisibili e azioni che poi vanno in senso contrario. Solo che poi questi bambini usciranno dalle aule, si guarderanno intorno e noteranno cassonetti strabordanti, verranno a conoscenza dell’esistenza delle discariche o scorgeranno i fumi neri di una centrale a carbone. E quindi? E alla fine, come un’illuminazione, ho capito. Ecco la funzione educativa di questi corsi: i bambini devono saperlo che da una parte c’è la logica e dall’altra la politica. Che le tecnologie possono migliorare la vita ma poi si fa il contrario. Imparate in fretta bambini. Non è più tempo di restare innocenti.

STEFANIA DIVERTITO
@sdivertito

 

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