Se la paura disunisce l'Europa

  • Giampiero Gramaglia

L'OPINIONE L’Europa che a Parigi marcia con la Francia per la difesa della libertà in tutte le sue sfaccettature dà una risposta impressionante alla minaccia terroristica: è l’Europa dei cittadini, prima e più di quella delle Istituzioni e dei leader; un’Europa che riscopre i valori comuni della libertà, della democrazia, della pace e se ne riappropria –o, almeno, non vuole esserne espropriata da integralisti sanguinari-. C’è chi s’immagina, oppure s’illude?, che il no al terrorismo possa innescare un salto di qualità nella coesione politica dell’Unione europea e possa infondere nei cittadini un sentimento d’appartenenza che né l’integrazione economica e monetaria né le bandiere della libera circolazione dei beni e delle persone e neppure la missione d’accoglienza e di solidarietà verso immigrati e rifugiati hanno davvero creato. I dibattiti di queste ore al Parlamento europeo, anello di congiunzione tra le presidenze di turno italiana e lettone, rinfocolano la speranza, ma alimentano pure la diffidenza, che i governi non sappiano cogliere il momento e che abbiano paura non dei terroristi, ma del trasferimento di poteri dagli Stati all’Unione.

E, ad appena una settimana dalla strage integralista di Charlie Hebdo, la politica già frena le spinte e guasta le intuizioni della gente comune. Il dibattito sull’ipotesi d’introdurre limitazioni al principio della libera circolazione delle persone, la richiesta di sospendere gli accordi di Schengen per l’Expo di Milano, ne sono esempi: c’è il rischio che l’Ue riparta da Parigi, ma all’indietro, non in avanti. Eppure, in un conflitto dove sono in gioco tutte le libertà, di fede religiosa, di linea politica, e pure  di pensiero e d’espressione, noi dobbiamo avere la lucidità, la fermezza e il coraggio di non tradire noi stessi e i valori che difendiamo. Limitarci nel godimento delle nostre libertà significherebbe  certificare la nostra sconfitta. Esaltarle, allargandone lo spettro e i confini in spirito di tolleranza e d’integrazione, segnerebbe, invece, l’annichilimento della paura. La Francia e l’Europa non facciano proprie formule xenofobe e non cerchino scorciatoie all’impegno di generazioni: rispondano con fermezza e all’unisono, colpendo i responsabili senza criminalizzare fedi o etnie. E facciano dell’Unione, politica, non solo economica, la stella polare della loro azione e la solida garanzia del nostro futuro.

GIAMPIERO GRAMAGLIA
direttore di Euractiv.it

 

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