Charlie, quel confine tra libertà e provocazione

  • Claudio Lo Jacono

L'OPINIONE “Je suis Charlie” voglio immediatamente dire, in difesa della libertà di pensiero e di espressione, dopo l'orribile carneficina perpetrata nella sede del settimanale satirico parigino Charlie Hebdo. L'assassinio di giornalisti e di agenti di polizia per mano di farneticanti musulmani, nella loro passatista veste fondamentalista, ce lo impone. All'evento però si deve accompagnare un esame il più possibile attento e preciso dei motivi. Charlie Hebdo -interprete della sinistra anti-religiosa che affonda le sue radici nell'Illuminismo- ha sempre ritenuto suo diritto e dovere occuparsi, col suo stile dissacratorio, di ogni forma di oscurantismo fideistico, non risparmiando l'Islàm, tanto appariscente e irrequieto anche nelle varie banlieue francesi, come pure la Chiesa cattolica e il Papa, l'Ebraismo nella sua veste integralistica e lo stesso presidente François Holland. Provocazione o libertà di parola? Una risposta condivisa è impossibile. Ognuno, in Occidente, ha infatti un personale ordine di valori e di priorità, che è giusto rispettare, sia pur criticamente. Tutto ciò è banale nel nostro comune orizzonte culturale. Ma è proprio certo che sia sensato “seminare vento” senza mettere nel conto che, malauguratamente, si potrà poi “raccogliere tempesta”? Che si possa serenamente “scherzare coi santi”? Che la nostra visione libertaria possa essere condivisa in altri contesti religiosi? Può spingersi il nostro eurocentrismo fino a credere che ciò in cui laicamente crediamo abbia un oggettivo valore universale? Nessuna giustificazione può essere offerta alla violenza, ma sarà bene tenere a mente che azione e reazione sono metodologicamente identiche, sebbene di segno opposto. Sarà quindi opportuno vigilare affinché le prevedibili reazioni a una così sanguinosa offesa sappiano colpire esclusivamente gli assassini e i loro mandanti interni ed esterni, e non gli incolpevoli fedeli d'una fede che non autorizza in alcun modo terrorismo e ottusa violenza. Checché ne pensino gli antislamisti.

CLAUDIO LO JACONO
direttore di "Oriente Moderno", rivista edita da 96 anni dall'Istituto per l'Oriente C. A. Nallino di Roma

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