Charlie Hebdo e la libertà dentro di noi

  • GIAMPAOLO ROIDI

Come a Madrid, a Londra, a Manhattan. L’Occidente ferito a morte si trova un’altra volta a fare i conti con i profeti del terrore, piangendo in diretta i propri cari. Le stragi di terrorismo si assomigliano tutte se toccano le nostre case, quando ci sorprendono in ufficio o al bar, una mattina qualunque.

E ogni volta lo sdegno e il dolore sono per le vittime innocenti e per ciò che rappresentano: la libertà, uccisa e stuprata; e una scala di valori umani, ancor prima che democratici, fatta a pezzi col kalashnikov da chi taglia teste e abbatte vignettisti inermi, pendolari di un metrò, turisti su un aeroplano.

La nostra libertà di lasciar liberi, di rispettare chi non la pensa come noi, di accogliere e accettare chi è diverso, a patto che lui rispetti noi, le nostre leggi, le nostre convenzioni. Quando questo valore per noi assoluto, fondante della nostra idea stessa di civiltà, viene annientato da un kamikaze imbottito di dinamite il mondo ci crolla addosso, e la sensazione che quel valore supremo possa rivelarsi una trappola ci assale, ci fa sentire esposti, deboli e impotenti. Il terrorismo del resto questo effetto vuole produrre, demolire sicurezze.

I giornalisti di Charlie Hebdo erano un simbolo di un Occidente sprezzante e fiero, che non aveva e non ha paura di prendere in giro l’Islam, come la Chiesa o il presidente degli Stati Uniti. Una vignetta satirica sul profeta Maometto è una bandiera che sventola chi è certo della giustezza della propria idea di libertà.

Il terrorismo si sconfigge con le armi, certo con la diplomazia, con i servizi segreti, con gli accordi economici che tolgono ai profeti del male eserciti e argomenti. Anche mettendo in discussione politiche di espansione e ragioni di Stato, che tante volte seminano campi malsani.

Ma la difesa più difficile non è quella delle nostre frontiere o dei nuovi obiettivi sensibili. È la difesa dei nostri valori, il supporto alle nostre coscienze che più dovremo curare in queste ore, ognun per sé e tutti insieme, a Parigi, a Roma, a New York. Resistendo al dolore e alla tentazione di fare di tutta l’erba un fascio, di rinnegare quella libertà - di rispettare, criticare e accettare il prossimo - che abbiamo scelto come musa di civiltà, pagando tante volte con la vita. Di rinunciarci in nome di una sicurezza che nessun esercito, da solo, potrà mai garantirci.

GIAMPAOLO ROIDI

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