Basta con Zdenek Zeman Il suo calcio ha fallito

  • GIAMPAOLO ROIDI

CALCIO. Chissà se dopo l’esonero di Cagliari qualcuno dei nostri presidenti di club se la sentirà più di dare fiducia a Zdenek Zeman. Difficile pensarlo e non soltanto per motivi anagrafici. Il calcio del boemo ha fallito, bello ma oggettivamente impossibile. Lo dicono i risultati, la storia, i fatti di un allenatore totalmente incapace di produrre l’unica merce che conta, i risultati, le vittorie, coppe e trofei, scudetti di stoffa da cucire sulle maglie di una città.

Le chiacchiere e troppe volte la classifica stanno a zero. Bravo, talvolta, con piccole squadre zeppe di giovani talenti pronti a correre e a rientrare senza soste, ma incapace di gestire spogliatoi pesanti, pieni di prime donne e ambizioni di primato. Bravo a Foggia, a Pescara, per un breve periodo a Roma con Lazio e Roma, male tutte le altre volte. In Italia e all’estero. Con Totti in squadra o senza. Il suo è un calcio che fa sognare ma che difficilmente consolida supremazie e soddisfazioni. Sulla carta, l’idea più giusta e moderna: la miglior difesa è l’attacco. Cosa importa se incassi tanti gol, l’importante è segnarne tu uno in più. Se ci riesci, vinci. Se non ci riesci, perdi, ma almeno ti sei divertito.

Facile a dirsi e a sognarsi, impossibile da trasformare in risultati che non siano la rocambolesca vittoria di una sera. Dunque, in definitiva, inaccettabile se alla fine di una stagione - tante volte a metà o prima – la differenza reti e quella punti ti condannano. Chi, alla lunga, si diverte davvero vedendo gli altri segnare un gol più dei te? No, nessuno, addio Zeman, a casa, con te non si vincerà mai nulla. Né al Sant’Elia, nè all’Olimpico.

Nessun rimpianto, nemmeno in un campionato modesto e a tratti triste come il nostro, pieno di passaggi indietro e di processi del lunedì, dove la legge che si è sempre imposta è stata una sola: primo, non prenderle. Catenaccio e contropiede, da Rocco a Trapattoni, da Capello a Conte, da Bearzot a Lippi, da Mancini ad Ancelotti, la storia dice che vince a lungo chi sa difendersi meglio, e quella di Arrigo Sacchi resta la perfetta eccezione che conferma la regola. L’utopia di Zdenek Zeman muore incompiuta, suggestiva ma inutile, idea di organizzazione buona forse per un calcio senza fuorigioco e con il rosso diretto al primo fallo tattico. 

GIAMPAOLO ROIDI

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