In Russia i nodi sono venuti al pettine

  • Guandalini

OPINIONE In Russia c'è crisi perché i nodi sono venuti al pettine. Una economia non può legarsi, all'infinito, al petrolio. L'hanno capito anche gli arabi, i paesi del Golfo, ricchi e straricchi, che da anni diversificano le loro finanze, acquisendo aziende e entrando in fondi d'investimento. Osservate gli andamenti dei titoli di Borsa. Quelli che vanno meglio sono i trasporti, e chi gira intorno. Con il prezzo del petrolio  a 50 dollari al barile il carburante non è oro pregiato.  La decisione dei paesi produttori di continuare a estrarre barili a pieno ritmo, come nulla fosse, è sintomo di una guerra sotterranea che smuove molte pedine.

Sullo sfondo ci sono l'Iraq e l'Iran

È un problema di break even, di equilibrio tra costi e ricavi. Sullo sfondo ci stanno l'Iran che vuole ritornare a sfruttare un potenziale estrattivo enorme e l'Iraq che sta reinserendosi nel circuito mondiale del mercato petrolifero. Siamo in sovrabbondanza di oro nero. Fino a poco tempo fa gli strateghi ci raccontavano che il prezzo del petrolio sarebbe stato in equilibrio a 130 dollari al barile. Ma ci sono due "attori" extra Opec che rappresentano gli antagonisti del Medio Oriente-Golfo. Sono gli Stati Uniti, che stanno raggiungendo l'autosufficienza energetica (ma i prezzi di estrazione del petrolio in casa propria non sono più competitivi con i prezzi stracciati al barile) e la Russia di Putin che, come abbiamo ricordato, il petrolio rappresenta  la sola, enorme, entrata  finanziaria.

Una grande bastonata

La bastonata presa dalla Russia si ripercuote sui cittadini perché Putin, e le sue politiche, sono misere, a corta gittata. Altroché sanzioni occidentali. L'ex uomo del KGB, dopo i comunisti  kolchoz e piani quinquennali, non ha costruito nulla di alternativo. Non parliamo di una economia simile a quella occidentale. Però, ad esempio, in Russia non c'è una classe media (anche perché non c'è una struttura imprenditoriale) e quindi la società è andata progressivamente a dividersi tra ricchi-ricchi (gli oligarchi del petrolio) e poveri-poveri. Ora è in corso un cortocircuito che colpisce il potere d'acquisto e di conseguenza i tanti Paesi, l'Italia, che esportano in Russia.

MAURIZIO GUANDALINI (economista e giornalista)

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