"L'8 settembre 1943 ma in versione tedesca"

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INTERVISTA «Certo, dopo il ’43 non si parlava bene degli italiani: si diceva che erano inaffidabili, traditori. Questa era l’opinione che i tedeschi avevano in quegli anni, almeno a partire dall’8 settembre». La testimonianza è di S. B, uno dei reduci della Wehrmacht intervistati da Paolo Emilio Petrillo, giornalista, autore di Lacerazione/Der Riss. 1915-1943: i nodi irrisolti fra Italia e Germania. Scopo del libro, ricostruire quella che all’autore appare come una “versione mancante”: come hanno vissuto i Tedeschi l’8 settembre 1943? 

Come è nato questo libro? 

Quando ero ancora studente, in Germania, incontrai una volta un anziano avvocato, che come ufficiale della Wehrmacht era stato a Roma fra il 1941 e il 1943. E fu lui, con poche parole, a farmi intendere che su quei fatti c’era, non poteva non esserci, anche una prospettiva tedesca. La prospettiva dei “cattivi”, verrebbe da dire. 

Non teme che il suo possa venir preso come un libro “revisionista”?

Il revisionismo, di solito, ha a che fare con una valutazione delle responsabilità diversa da quella tradizionale. Non è il mio caso. Io volevo solo rendere esplicita una testimonianza che da decenni è affidata ai si-dice, alle inerzie di giudizio. E che, a mio avviso, era meglio portare in superficie piuttosto che lasciar agire sotto traccia. 

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