Indignazione e ipocrisia

  • CROCE

Colpisce la frase dei talebani che rivendicano il massacro di decine di bambini in Pakistan, uccisi da un commando in una scuola: “Vogliamo far provare ai militari il nostro dolore”. Chissà perché tornano alla mente i 186 bambini di Beslan, nell’Ossezia del Nord “sacrificati” dal commando dell’esercito  russo che attaccò i fondamentalisti islamici e  i separatisti ceceni che si erano impossessati di una scuola sequestrando 1200 persone. Ma si può pescare dal mazzo: le bambine-soldato e schiave sessuali della Costa d’Avorio, i massacri di giovani del Sud Sudan,  le stragi di minori nella Repubblica democratica del Congo. La lista è lunghissima. Una scia di sangue giovane che macchia non solo l’Africa ma anche Paesi latino americani e asiatici ma di cui alla fine frega poco o niente a nessuno. Martedì, dopo l’ennesimo efferato massacro, solita indignazione virtuosa e tante parole vuote. Solito pastone di finti buoni sentimenti e ipocrisia e corsa a chi grida di più il proprio dolore.

Dovremmo invece riflettere e soffermarci sulla frase dei talebani che contiene davvero qualcosa di terribile. C’è un filo sottile che lega l’Occidente a quella frase. Da troppo tempo l’Occidente, per i suoi interessi economici, accende focolai di guerra, arma la mano di chi gli fa comodo, manda sicari per eliminare persone scomode, gira la testa dall’altra parte anche di fronte anche ai genocidi. Fa razzia della ricchezza di quei paesi fregandosene delle popolazioni che vivono l’inferno in terra. Poi ci stupiamo che quella gente si comporti così, che non “comprenda” i nostri valori.  Eppure l’Occidente impone la propria legge con ferocia e determinazione, non fermandosi di fronte a nulla. E se questo è l’ordine mondiale imposto da un modello economico che non avrebbe  alternative, dovremmo almeno avere  l’onestà intellettuale di ammetterlo e poi di piantarla di fare il teatrino per bambini morti che  domani saranno dimenticati, tra poco
è Natale.

 

COSIMO CROCE