Olimpiadi sì e Made in Italy

  • Maurizio Guandalini

Ma sì, “giochiamoci” la carta dei Giochi. Candidare l'Italia per le Olimpiadi 2024 ci intriga. Sarà che la mia generazione non ha visto le Olimpiadi in Italia (l'ultima è datata 1960), sarà che è l'evento sportivo più importante e atteso, sarà tutto questo e molto altro. Di certo la lagna giustificazionista e preventiva «no le Olimpiadi in Italia no perché ci sono i corrotti»  è massacrante. Per la serie facciamoci del male. Mai come in questo momento è utile uno scatto d'orgoglio. Ritrarsi vuol dire vidimare la nostra impotenza, vuol dire scrivere una carta d'identità piena solo di magagne e di orrori. Il New York Times qualche giorno fa ha pubblicato in prima pagina un editoriale impietoso, dal tono: in ogni angolo d'Italia si ha a che fare con la mafia. Quella manciata di righe sono un pugno nello stomaco, una pietra tombale sul lavoro di migliaia di lavoratori e di imprenditori che tutti i giorni faticano per difendere e diffondere il made in Italy, che rimane uno dei marchi più conosciuti al mondo. Ritirarsi dalla corsa, dal tentare questa avventura vuol dire mettere la locomotiva a riposo nel momento in cui serve di più. In questo lavoro di presentazione della candidatura dell'Italia mettiamoci tutto il nostro ingegno e creatività che sono il valore distintivo, il dna al quale nessuno può attentare. Proponiamo una Olimpiade itinerante, in tanti capoluoghi d'Italia (un volano utile al nostro turismo e l'occasione per costruire infrastrutture, che mancano, su tutto il territorio). 

Non ce ne sarà per nessuno. Costruiamo una Olimpiade ad alta sostenibilità, molto green, con un testamento (la destinazione d'uso post giochi) scritto prima dei lavori in modo da evitare di innalzare cattedrali nel deserto che rimarranno inutilizzate o abbandonate (basta passare per alcune strutture dei giochi invernali tenuti a Torino:  interi edifici lasciati lì, a volte occupati, sfasciati). Prendiamo questa avventura come l'ultima occasione, scrollando di spalle il chiacchiericcio negativo che ci avvolge, anche in queste ore. Ogni occasione fa storia a sé. Prima di buttare Expo (al quale io ero contrario nel merito, perché manifestazioni del genere sono ben assolte da fiere internazionali) ora che sarà in casa nostra, adottiamolo senza riserve. Vero che la corruzione fa turni di 24 ore, ma dare lo scalpo a quello che è successo a Expo Milano per rinunciare alle occasioni che si presentano, ci si condanna a priori in uno stato di perenne, e gratuita, inferiorità.

MAURIZIO GUANDALINI

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