La Buona Scuola e insegnanti indifferenti

  • Tony Saccucci

Tre giorni fa il governo ha reso pubblici i risultati della consultazione su La Buona Scuola. A sentir loro, in due mesi, ci sono stati più di 1.350.000 accessi al sito e quasi 200.000 contatti. Risultati superiori alle aspettative per la Giannini. Esito ridicolo per gli oppositori: a fronte di 800.000 docenti e milioni di studenti, genitori e nonni, hanno partecipato in 65.000. Si è creata la stessa situazione dei post-manifestazioni: un milione per gli organizzatori, trentamila per la questura.

Ora, non è che perché sono un docente devo essere per forza contro la riforma. Chi mi segue sa che sono uno di quelli meno arrabbiato con la Giannini (non che non lo sia, arrabbiato). Però, in questo caso, il risultato effettivamente è un po' scarsetto. 
Lo ha confessato non volendo lo stesso Renzi che poche ore prima della divulgazione dei dati aveva dichiarato che “bisogna far capire nelle prossime settimane che la riforma della scuola la facciamo tutti insieme” e che c'è bisogno ancora di “mille persone che avvertano questa battaglia come una battaglia propria. […] Una carica dei mille che dedichi tempo nei prossimi mesi” al progetto.
 Il premier prende tempo ma non indietreggia. Sa di non aver sbancato e rilancia la sfida. Non ascolta chi ha presentato proposte fuori dalla piattaforma, chi pensa che la riforma sia inemendabile. Chi ha raccolto centinaia di documenti contrari sottoscritti da migliaia di docenti. Cerca alleati freschi. Mille prof, che per il momento non hanno preso posizione. 

Come negli ultimi giorni delle campagne elettorali, si va a cercare consensi tra gli indecisi. E lo sa, Renzi, che la stragrande maggioranza dei docenti è indecisa, indifferente. Una maggioranza schiacciante che non contesta e non è a favore e che quasi ignora le vicende alte della politica scolastica. Una maggioranza che al massimo si impegna sulle questioni interne al collegio docenti. Azzardo un numero: il 70 per cento dei docenti è indifferente, non segue, tra l'ignoranza, la rassegnazione e l'abitudine. Gramsci, dal carcere non diceva di odiare i fascisti. Scriveva proprio: “Odio gli indifferenti”. Chissà cosa avrebbe detto di questa incolore maggioranza.

TONY SACCUCCI

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