Padre e figlio Mondi diversi e da sempre lontani

  • Baruffaldi

Mi ha colpito profondamente il fatto del padre che ha accoltellato il figlio perché non mollava i videogiochi (sintesi obbligata e banale di un titolo di giornale); per poi uccidersi lui. Un’iperbole tragica, che mette i brividi, eppure centra lo scontro tra dimensioni così lontane. Un padre imprenditore, consumato dal quotidiano affare, che non si ferma mai, nemmeno quando dorme. Un figlio immerso nel solo presente, il suo, l’unico che esista.
Chiunque abbia un figlio l’ha provato. Il momento in cui ti si spegne la luce. Momento che si è alimentato nel tempo, tempo in cui hai cercato di aggiustare, digerire, tacere. E durante il quale il disinteresse di tuo figlio si è amplificato fino a sembrare disprezzo. E hai alzato le mani, accecato. Lasciamo stare i coltelli, parlo di persone ancora sane. Poi ti sei maledetto, tormentato; vorresti essere stato picchiato tu, così il dolore sarebbe più docile, facile da sopportare. Perché chi ami non ti ascolta e addirittura temi che si ami meno di quanto lo ami tu. Noi abbiamo un’idea di futuro. Loro lo sono già. La distanza tra il genitore che sorregge la famiglia, e il figlio che lo guarda e pensa che sia un vecchio pirla - a fare quello che fa - è quella di sempre. Ma oggi sembra dilatata, dall’essere tecnologicamente, e quindi umanamente, alieni. Due generazioni così vicine negli anni, sono così lontane nel tempo. E mi verrebbe da dire anche nello spazio.

MAURIZIO BARUFFALDI

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