Se anche Roma ha la sua mafia

  • GIAMPAOLO ROIDI

L’Italia è il Paese percepito come il più corrotto in Europa, insieme a Bulgaria e Grecia, che però un anno fa nella classifica stilata da Transparency International ci stavano davanti. Quanto a tangenti e malaffare, nessuno come noi. Che poi se il rapporto fosse stato chiuso due giorni dopo ci saremmo ritrovati soli al comando della peggiore statistica che un Paese civile possa temere. Quello che la procura di Roma ha raccontato nelle 900 pagine del fascicolo Terra di Mezzo diventa infatti  emblematico di un Paese border line che naviga senza rotta alla ricerca di una ripresa morale ed economica, rischiando ogni giorno di affogare nella povertà civile ancor prima che in quella reddituale. 

Eravamo rimasti alla ‘ndrangheta che mette le mani su Milano e Lombardia, e a pezzi di Stato che riconoscono dopo vent’anni, a mezza bocca, implicitamente, tra mille distinguo e udienze, di aver fatto concessioni a Cosa nostra per chiudere una stagione di sangue. Ora ci ritroviamo con la capitale ostaggio di un sistema criminale autoctono, non importato da terre di mafia, in grado di controllare e condizionare l’economia della città grazie alla cooptazione di politici e amministratori, più o meno consapevoli.

La Mafia Capitale non è una brutta storia di malaffare locale. Bensì la scoperta che politica e criminalità non sono più tanto soci in affari. Sono spesso una cosa sola, un sistema unico di conquista e conservazione del potere nel tempo. L’alleanza finale tra nemici che fingono di combattersi, ma in realtà si sposano. Non a Corleone, a Roma.

In queste ore tutti parlano di azzerare. Giunte, consigli, commissioni. Forse va azzerata anche la discussione sulla priorità numero uno per questa Italia cialtrona in cerca di riscatto. Su quale sia l’unica, vera riforma che ci restituirebbe sviluppo, lavoro, un futuro. La riforma delle giustizia e la lotta alla criminalità. Lì vanno messe quante più risorse ed intelligenze possibili. Un Paese mafia, pizza e - da ieri - Colosseo, non ha speranza. Anche se si dota di un nuovo statuto dei lavoratori o di un bicameralismo più agile. Il cancro che impedisce all’Italia di guarire è la mafia che entra nelle nostre vite senza farsi riconoscere, contando su un contrasto eroico, in molti casi, blando e farraginoso, in tanti altri. Dotiamoci di scuole e tribunali migliori, il resto, francamente, viene dopo.

GIAMPAOLO ROIDI

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