Lavoro nel sociale non gettiamolo via

  • Giampaolo Cerri

Il rischio è che, per le cooperative sociali, accada proprio come per il vaccino dell'influenza, il Fluad, che si sospetta legato ad alcuni decessi. In attesa delle verifiche, la gente ha smesso di vaccinarsi: l'altro ieri a Milano, su 600 dosi prenotate in varie Asl, si sono presentate in meno di 200 persone. Se il virus dovesse arrivare rapidamente, conteremo infinitamente più morti di quelli che potrebbero aver provocato alcune partite di quel medicinale.

Di cooperative sociali si parla da alcuni giorni, da quando, con l'operazione "Terra di mezzo", la Procura di Roma ha messo le mani in un giro torbido, fatto di una mafia nuova, de noantri ma non per questo meno pericolosa, e di politica corrotta. E non se ne parla bene.

In un'intercettazione, i protagonisti dicono di aver guadagnato di più in un anno, con gli immigrati e i Rom, che con altre aziende controllate.

Il rischio è che si pensi il lavoro sociale come un'area grigia, terra di mezzo essa stessa, in cui valori, ideali, testimonial, i buoni insomma, vadano a braccetto coi criminali.

Questo mondo, fatto di migliaia e migliaia di cooperative e centinaia di migliaia di soci-lavoratori,  lavora su frontiere drammatiche, su dolori, su bisogni, su difficoltà gravissime di milioni di noi. 

Si tratta di gente che accudisce, rieduca, assiste disintossica, tira via dalla strada, e lo fa molto bene, anche se è un bene che non fa mai notizia.

E anche moltissime cooperative di detenuti ed ex-detenuti "fanno bene il bene": danno un'opportunità concreta di riscatto. E spesso sono le sole.

Per questo colpisce sentire Giuseppe Pignatone, capo della Procura romana, cui va peraltro il merito di questa inchiesta, dire, di uno degli arrestati, "che ha avuto l'idea geniale di creare le cooperative di lavoro con soci-detenuti".

Si faccia giustizia e sia un aggravante, per chi risulterà colpevole, l'essersi mosso col paravento del bene, dei poveri, degli ultimi, ma onn buttiamo tutto a mare, però. Non chiudiamo il lavoro sociale dentro lo stereotipo del "mondo di mezzo", perché il bisogno c'è ed è immenso. 

E se non lo vogliamo fare per simpatia umana, facciamolo almeno per convenienza: come per l'influenza, anche le nuove povertà, senza neppure il vaccino del sociale, possono essere letali.

GIAMPAOLO CERRI

Twitter @gpcerri

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