Il Capo dello Stato? Serve qualcuno molto esperto

  • Guandalini

Il Maestro Riccardo Muti presidente della Repubblica? È tempo che il Capo dello Stato lo scelgano i cittadini. Lasciare la golden share a un Parlamento che per manifesta impotenza si è inginocchiato, piagnucolando, davanti a Napolitano perché accettasse il secondo mandato, è pura fantascienza. Il rischio è che si accavalli un toto nomi folle, già sapendo in partenza, che il nominato non avrà nessuna chance di farcela. Capite che eleggere qualcuno senza sapere il nome può succedere solo da noi. Tant’è. Può anche accadere che l’improvvido figlio del noto maestro di musica spifferi al Fatto Quotidiano che Renzi ha telefonato a papà per chiedergli una disponibilità. Il Muti avrà chiuso il figlio in camera, senza pranzo e cena, per un mese. E così anche Muti ce lo siamo giocati. La scelta del direttore d’orchestra sarebbe stata una accelerata fuori dai crismi tradizionali. E quell’impronta va tenuta in futuro. Anche se, francamente, per la misura d’impegno, di valore, di potenza, oggi, fare il Presidente della Repubblica, in Italia, serve un pezzo da novanta che conosca bene politica e istituzioni. Fare un Presidente della Repubblica, Muti, perché poi il lavoro duro sia fatto dal segretario generale è come dare l’Italia in mano ai funzionari. Vero è che sostituire Napolitano, facente funzioni di una Repubblica Presidenziale, ancor più potente di quella francese (non dimentichiamo che la Costituzione i poteri li dà: sta nei presidenti usarli), quasi un Re sul colle più alto di Roma, sarà come mangiare in bianco per il cenone di fine anno.

MAURIZIO GUANDALINI

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