Innovare e migliorare Non fare ci costa 810 miliardi

  • Lo studio

ROMA  Con 55 miliardi se ne genererebbero 810. Non è magia, è matematica: parola dell’Osservatorio “I costi del non fare” che ieri ha presentato a Roma il rapporto 2014, con un focus sulle energie rinnovabili. Sostituire produzioni termoelettriche con circa 26 Gigawatt di rinnovabili potrebbe essere un toccasana per la nostra economia. E non farlo comporta 55 miliardi di sprechi. Ce n’è per tutti i settori: non mettere mano alla banda larga e al settore delle telecomunicazioni costa 425 miliardi di euro; infrastrutture idriche ci porta a spendere 50 miliardi che potrebbero essere evitati. Parliamo anche di costi per ritardata realizzazione: 114 miliardi solo al comparto ferroviario, 4 miliardi è il costo della non realizzazione del ciclo dei rifiuti, con la viabilità si risparmierebbero 75 miliardi di euro. Ma da cosa dipende il “non fare”? L’Osservatorio vanta tra gli sponsor proprio Fs, Enel, Terna, Federutility, Fintecna, Hera, Assolombarda: per loro gli ostacoli hanno natura normativa, finanziaria, sociale, giudiziaria. I numeri indicano un Paese bloccato, ma la discriminante è “cosa fare”. Molte opere presentano problematicità che vanno oltre la contestazione. Molte opere  - vedi la Tav di Firenze - hanno tra i detrattori anche dipartimenti universitari e architetti. E per quanto riguarda il trasporto ferroviario, è intervenuta la stessa Assifer, secondo cui non basta sbloccare la opere e costruire ma serve un «piano nazionale delle infrastrutture».

STE. DIV.

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