Come ti comunico i disoccupati

  • CAROPRESO

Quanto conta la comunicazione. Venerdì mattina, 10 in punto, il ministero del Lavoro pubblica una nota con dati positivi sull’andamento delle assunzioni nel terzo trimestre 2014. Due ore dopo dall’Istat arriva la nota flash “Occupati e disoccupati ottobre 2014”: il tasso di disoccupazione record conquista in pochi minuti lanci d’agenzia e apertura dei giornali on line. Ma il governo invita a guardare al bicchiere mezzo pieno, opponendo i dati appena pubblicati, guarda caso, dal ministero. Dalle anticipazioni dei dati sulle comunicazioni obbligatorie, che fotografano la dinamica del mercato del lavoro, emerge che nel terzo trimestre 2014 gli avviamenti complessivi al lavoro, in qualsiasi forma, sono stati 2.474.000, + 2,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A crescere in modo significativo sono le assunzioni a tempo indeterminato, oltre 400.000, che fanno segnare un +7%. In crescita anche le assunzioni con contratto di apprendistato, su del 3,3%. Nello stesso periodo le cessazioni sono state 2.415.000, con una crescita dello 0,9% rispetto al terzo trimestre del 2013. Il 65% delle cessazioni sono contratti a termine che vanno a scadenza, mentre per tutte le altre tipologie contrattuali si registra un andamento in diminuzione. Calano del 3% anche i licenziamenti, che rappresentano il 9% del totale delle cessazioni.
 
Diverso il quadro fornito dall’Istat, che fotografa l’aspetto “statico” del mercato del lavoro italiano. Gli occupati a ottobre 2014 sono 22 milioni 374.000, sostanzialmente stabili su base annua. Esplodono invece i disoccupati, che raggiungono quota 3 milioni 410.000, +9,2% sullo stesso mese dello scorso anno, 286.000 teste. Conseguente tasso di disoccupazione record, al 13,2%. Come si tengono insieme due istantanee così diverse tra loro? Leggendo con più attenzione i dati dell’Istat, si scopre che nell’ultimo anno sono calati del 2,5%, 365.000 unità, i cosiddetti inattivi. Quelle persone cioè che, pur avendo un’età tra i 15 e i 64 anni e non avendo un lavoro, non fanno niente per cercarlo. E quindi non risultano disoccupati. Nei fatti, se più persone si mettono a cercare attivamente un lavoro, aumentano quasi in automatico il tasso di disoccupazione e il numero di disoccupati. Ma non è detto che sia una cattiva notizia.

 

MICHELE CAROPRESO

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