Paradiso per gli animali L'apertura di Papa Francesco

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VATICANO Tutto il creato è destinato a rinnovarsi nella gloria di Dio. Lo dice Papa Francesco nella catechesi del mercoledì dedicata alla vita dopo la morte.

"La Sacra Scrittura - ha spiegato il Pontefice - ci insegna che il compimento di questo disegno meraviglioso non può non interessare anche tutto ciò che ci circonda e che è uscito dal pensiero e dal cuore di Dio. L’apostolo Paolo lo afferma in modo esplicito, quando dice che «anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm8,21). Altri testi utilizzano l’immagine del «cielo nuovo» e della «terra nuova» (cfr 2 Pt 3,13; Ap 21,1), nel senso che tutto l’universo sarà rinnovato e verrà liberato una volta per sempre da ogni traccia di male e dalla stessa morte. Quella che si prospetta, come compimento di una trasformazione che in realtà è già in atto a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, è quindi una nuova creazione; non dunque un annientamento del cosmo e di tutto ciò che ci circonda, ma un portare ogni cosa alla sua pienezza di essere, di verità, di bellezza".

Il Papa quindi non ha parlato di "Paradiso" per gli animali, ma comunque di una continuità tra l'intero creato di oggi e quello dell'eternità. E in questo senso ci sono dei precedenti. "Un giorno rivedremo i nostri animali nell'eternità di Cristo", rispose Paolo VI ad un bambino che piangeva per la morte del suo cane. E in una catechesi ribadì: "Gli animali sono la parte più piccola della Creazione Divina, ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo". Anche Giovanni Paolo II, il 10 gennaio 1990, si pose sulla stessa linea affermando: "Non solo l'uomo ma anche gli animali hanno un soffio divino".  Benedetto XVI invece il 14 gennaio 2008 mise i puntini sulle i spiegando la posizione tradizionale della Chiesa sul discorso dell'anima e della salvezza: "mentre nelle altre creature, che non sono chiamate all'eternità, la morte significa soltanto la fine dell'esistenza sulla terra, in noi il peccato crea una voragine che rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che è nei cieli non ci tende la sua mano".  

Ma comunque la catechesi del Papa era rivolta agli esseri umani. Sulla morte e la fine del mondo, dice il Papa, "sorgono spontanee in noi alcune domande: quando avverrà questo passaggio finale? Come sarà la nuova dimensione nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà allora dell’umanità? E del creato che ci circonda? Sono domande umane, domande antiche. Anche noi facciamo queste domande." Per rispondere cita la Costituzione conciliare Gaudium et spes: "Sappiamo dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini. Ecco la meta a cui tende la Chiesa: è, come dice la Bibbia, la «Gerusalemme nuova», il «Paradiso». Più che di un luogo, si tratta di uno “stato” dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute in modo sovrabbondante e il nostro essere, come creature e come figli di Dio, giungerà alla piena maturazione. Saremo finalmente rivestiti della gioia, della pace e dell’amore di Dio in modo completo, senza più alcun limite, e saremo faccia a faccia con Lui! È bello pensare questo, pensare al Cielo. Tutti noi ci troveremo lassù, tutti. È bello, dà forza all’anima".

O.BA.

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