La lezione che esce dalle urne disertate

  • Maurizio Guandalini

Fuga dalle urne? È lo stato preoccupante di malessere del Paese? In Italia prevale, è così in tutte le pieghe della nostra vita, un senso pedagogico. C'è questo slancio pedante di voler accompagnare per mano il cittadino, educarlo, dirgli quello che deve fare e non fare. E se non fa, il cittadino, quello che è prescritto, preoccuparsi come recuperarlo per ricondurlo sulla retta via. Nel nostro caso, la retta via sarebbe recarsi come un soldato in cabina elettorale. Non sono contemplate altre scelte.

Certo, “altre scelte”, perché è un diritto sacrosanto anche starsene a casa e decidere di non andare votare, consapevoli, perché si è consapevoli al cento per cento, che altri sceglieranno. In tutte le parti del mondo, con democrazie forti, va così. Perchè è politica e non peccato mortale l'esercizio di rifiutare il voto. I cittadini sono più avanti rispetto a chi li governa e a chi traffica con opinioni e commenti. Con ritardo, da noi, c'è stato un rimescolamento maturo dello stato d'animo verso il voto. In passato ha prevalso l'aspetto fideistico, perché il collante ideologico ha fatto la sua parte: destra e sinistra, democristiani e comunisti, pro e contro Berlusconi. In piena 'liquidità' politica entrano in gioco altri elementi: dal candidato, se vale o no, se è leader o no, da quello che promette a quello che è stato fatto, fino al tipo di consultazione.

Abbiamo avuto di recente le europee, partecipazione così così, ma l'elettorato ha dato un segnale forte nazionale, tutto di politica interna, premiando un leader che si pensava fosse il più adatto per l'Italia. Oggi altro sentiment però con pochi connotati regionali, molti invece i segnali nazionali che  è impossibile staccare completamente  dal territorio perché molto connessi tra di loro. La vittoria di Salvini (e  della Lega in Emilia Romagna) è un lampo che dice alcune cose al centrodestra di Roma, in particolare se il segnale arriva da territori ricchi, dove esistono problemi sociali pesanti.

Qui rientra e ci sta appieno, non creando alcuna angoscia, l'astensione al voto che è una modalità straordinaria per dare le dritte future ai partiti. A noi interessa che il personale politico  riesca percepire la fluidità dell'elettorato e comprenda che nulla è per sempre. Insomma non ci sono più le stagioni lunghe, la politica è sottoposta, a ciclo continuo, a esami rigorosi e senza pietà. Il tempo ci dirà se la lezione è stata compresa.

MAURIZIO GUANDALINI

 

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