L’amianto è vietato ma poi lo importiamo

  • Amianto importato

ROMA L’ultimo caso risale a un paio di settimane fa: l’Unione europea il 14 novembre ha diramato un avviso di ritiro di prodotto per dei thermos importati dalla Cina e che contengono amianto. Anche in Italia questi oggetti, venduti in scatole di cartone, sono arrivati sugli scaffali: all’interno dei thermos sia per liquidi che per alimenti, ci sono fibre di amianto nei separatori della doppia parete di vetro del thermos.

Quello che è vietato in Italia non lo è in altri Paesi del mondo. E la stessa Unione europea si è dimostrata sensibile alle potenti lobbies dell’amianto e ha concesso delle deroghe per l’uso della fibra in alcune lavorazioni specifiche. Basti pensare che solo nel 2005 la Ue ha messo al bando la fibra, lasciando appunto queste deroghe. 

Nel 2009 - ultimi dati ufficiali - dalle miniere di tutto il mondo sono state ancora estratte due milioni di tonnellate di amianto: il 50% nei paesi della Federazione Russa e poi in Cina, Brasile, Kazakistan e Canada dove è tuttora vigente la scandalosa anomalia del “doppio standard”: niente uso dell’amianto in patria ma grandi esportazioni all’estero, soprattutto in India. 

E sono proprio le industrie canadesi e russe a pressare le istituzioni europee a contemplare le deroghe. Tanto che l’anno scorso, quando appunto la normativa Ue consentì deroghe al regolamento Reach per alcune lavorazioni industriali, a cantare vittoria furono i politici canadesi: «La buona apertura della Commissione europea dimostra che i nostri passi iniziano a portare frutti», dichiarò alla stampa il deputato canadese e presidente dell’Assemblea nazionale Yvon Vallières. Il timore è che attraverso le importazioni da Cina e India, l’amianto che con la legge del 1992 abbiamo fatto uscire dalla porta, ci rientri, in assenza di controlli, da finestre lasciate incautamente aperte.

STEFANIA DIVERTITO