La sicurezza può e deve migliorare

  • Guandalini

Lo squarcio aperto è sulla sicurezza, mia, tua, sua, vostra. Di tutti. Roidi, il direttore di Metro, nel suo editoriale, di qualche giorno fa, ha affiancato la strage del Tribunale di Milano  ai dati dei furti nelle case. Ha centrato. In pieno. La fragilità del quotidiano ha un sapore antico. Da anni, girando la provincia, vedo la trasformazione di tante comunità. Dal lasciare la chiave di casa nella serratura si è passati a dei veri e propri fortini di sicurezza anti guerriglia. Vetri e porte blindate da quintali di peso, inferriate, allarmi sofisticati. Girate nei quartieri residenziali la sera: appese ai muri, è un susseguirsi di maxi luci rosse. Barricati in casa. Più nelle città medio piccole che nelle grandi città metropolitane. Se passeggio  la sera o al mattino presto nel mio paesello di ventimila abitanti, nella bassa padana, ho più paura di quando al mattino presto corro per i viali del giardino Palestro di Milano. Le amministrazioni comunali hanno avvertito in ritardo il problema sicurezza. L’hanno derubricato, con ignoranza, accostandolo alle furie razziste di qualche scalmanato mai domo contro gli extracomunitari. Ora, nell’emergenza, i sindaci sono costretti a rincorrere il problema con i comandi dei carabinieri che chiudono, con la vigilanza urbana priva di mezzi e strumenti di contrasto. Rimangono i bastoni di plastica, lasciati alla polizia comunale, per sedare le risse e le telecamere. Praticamente in mutande contro i carri armati. Nel piccolo paese come a Milano.  

Ci stupiamo del far west fatto da un fuori di testa – consideriamo sempre che c’è in questi casi, in chi dà di matto, una oggettiva impossibilità a prevenire – quando per le strade, nei quartieri, nelle stazioni, negli spazi verdi, a pelle, non ci sentiamo sicuri. C’è, grande come un casa, nessuno ne parla, salvo esprimere una rituale solidarietà, un problema dei nostri corpi di polizia. Il loro coordinamento, la loro presenza nei luoghi dove servono, la loro capacità di entrare in azione, di agire. Qui le maglie sono larghe. Si lascia correre. È diventata anche insopportabile la giustificazione: ma per quello che prendono al mese le forze dell’ordine, non vale la pena. La politica è la sola chiamata a stringere le briglie. Ci sono dei vuoti legislativi che smorzano, rendendola ininfluente, l’azione di pubblica sicurezza. Vanno riorganizzati i, troppi, corpi di polizia (le migliaia di forestali della Calabria e della Sicilia che fanno?) e coordinata la presenza sul territorio spostando personale. Sempre tenendo conto che nemmeno uno stato di polizia al 100% può, oggi, ritenersi infallibile.

 

MAURIZIO GUANDALINI
Economista Fondazione Istud

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