Il futuro? A colpi di emoticon

L’era dell’always on ha permesso la genesi di nuovi tipi di comunicazione. La distanza tra le persone non esiste più perché siamo tutti a portata di click e le relazioni passano anche attraverso fenomeni paralinguistici, come le emoticon. La mimica facciale sostituita da un’iconografia essenziale, diretta e immediatamente comprensibile, fatta di parentesi, puntini e trattini. Due punti, trattino, parentesi chiusa per sorridere, due punti, apostrofo, trattino, parentesi aperta per piangere, punto e virgola parentesi chiusa per fare l’occhiolino: la gamma delle faccine è in continua evoluzione.
Due punti, trattino, slash per esprimere scetticismo, ma anche due punti, trattino, cancelletto per dire che si porta l’apparecchio ai denti. Un utilizzo talmente semplice e globalmente riconosciuto che nel 2015 avremo anche emoticons di diversa etnia: l’unicode 8.0 – il sistema che codifica gli oltre 110.000 caratteri appartenenti a circa 100 alfabeti differenti –  introdurrà infatti sei differenti toni di pelle, secondo gli standard dermatologici universali. Segno che il connubio tra testo tipografico ed emotività continua a trasformarsi graficamente: sentimenti ed espressioni si frammentano in accostamenti alfanumerici che si fondono, con cromie diverse.
Poco tempo fa è addirittura nato un social network, Emojli, basato esclusivamente su quelle che banalmente chiamano faccine, ma che sono tali e tante da poter incarnare qualsiasi sentimento.
Rassicurati dal senso di anonimia che il virtuale garantisce, trascorriamo sempre più tempo in conversazioni mediate da uno schermo. Le emoticons a sostituire i nostri tratti somatici, pixel al posto di sguardi, a declinare un nuovo alfabeto, quello del web.
L’homo icon a parlare per noi, attraverso un paraverbale concettualizzato e estremizzato: così le figure retoriche classiche trasmutano in allegorie divertenti. Ironie, metafore, similitudini prendono vita in piccole figure che sembrano banali, ma hanno sfumature le più sottili. Nuove sperimentazioni ci attendono a breve nel digito ergo sum. Chissà se MacKenzie, inventore delle emoticon, aveva previsto tutto questo.

ALESSIA CHINELLATO, giornalista

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