La moneta virtuale va imposta per legge

  • Maurizio Guandalini

Taxi a Milano (capitale europea, tra qualche mese inondata da Expo), Stazione Centrale. Salgo, mentre l’auto parte, per la serie la premura non è mai troppa, avverto che pagherò con il bancomat. Apriti cielo. La taxista strabucca gli occhi  e mi dice di non avere il bancomat e se voglio posso scendere e prendere un altro taxi. Sono rimasto, ho preferito fermarmi in un bancomat, fare il prelievo e pagare: il doppio rispetto la corsa normale perché tra i sali e scendi ho perso un sacco di tempo. Quando sento che tra un po’ non ci saranno più scontrini in circolazione perché pagheremo tutto con le carte ci credo poco. Il mio timore risiede non tanto nei consumatori, cioè tra noi, ma nei venditori. Installare quelle scatolette per strisciare le carte è come scalare l’Everest: sono costose, portano via tempo (vuoi mettere prendere i soldi e dare il resto) e i vari pagamenti saranno gravati da commissioni che le banche non mancheranno di appioppare. Pare che il Governo voglia dare dei contributi per i negozi che passeranno all’uso della moneta elettronica. Un consiglio: affinate la strategia. L’entrata in vigore dell’uso delle carte deve essere obbligatoria (non à la carte). Fissato un termine entro il quale adeguarsi. E chi non lo fa sanzioni pesanti. Di contro dare tutti i contributi utili per convincere e diffondere la nuova tecnologia eliminando balzelli nascosti. L’obiettivo di frenare l’evasione è assicurato: sarà forse questo il motivo di tanta contrarietà?

 

MAURIZIO GUANDALINI

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