L'eutanasia il coraggio e la dignità

  • Orietta Cicchinelli

La storia della ventinovenne californiana, Brittany Maynard, che ha preferito farla finita subito anziché affrontare una lenta agonia (settimane o mesi, chi può saperlo...), per colpa di un tumore al cervello che non le avrebbe dato scampo, ha colpito un po’ tutti. Laici e credenti, uomini di fede e non.
Anche Papa Francesco, a nome della Chiesa cattolica, com’era prevedibile, ha detto la sua giudicando “indegna” l’eutanasia, alla pari di un suicidio. E non poteva essere altrimenti, visto che il cristianesimo fa della “via crucis” un motivo quasi di orgoglio, di vanto: più si soffre su questa terra, più si salirà poi in alto nel regno dei cieli.
C’è chi, invece, ha guardato con ammirazione al gesto definitivo della Maynard. Perché la vita può essere davvero troppo dura, perfino spietata quando la malattia e il dolore ti tolgono il respiro.
E salutare i propri cari con un sorriso e un abbraccio, anziché sottoporli allo strazio di vedere l’amata o l’amato, spegnersi pian piano, consumarsi tra mille patimenti, pare la soluzione migliore per tutti. Non solo per se stessi e per la propria dignità di essere umano.

Un pensiero sulla fine  di Brittany Maynard. Perché la vita è sì un dono prezioso,
ma, a volte, il prezzo da pagare può risultare davvero troppo alto per un essere umano

Non so quanti, nel corso della loro più o meno breve esistenza, abbiano avuto la disgrazia di assistere un malato terminale. A me è successo, per ben due volte, e ho pregato Sorella Morte (per dirla col santo Frate poverello d’Assisi), con quel briciolo di fede che mi era rimasto, per allontanare l’amaro calice. Guardando quei corpi adorati, una volta pieni di vita e di voglia di vivere, consumati dalla malattia avrei persino spento io l’interruttore sull’onda dell’emozione. Se non altro per pietà. Soprattutto quando assisti all’agonia di un grande uomo che, un attimo prima di perdere del tutto la lucidità, sapendo del suo male incurabile, aveva progettato la sua fine con te.
Comunque sono decisioni irreversibili e ci vuole coraggio, forse troppo, per congedarsi una volta per tutte e per sempre dalle persone che amiamo. Giorno dopo giorno, istante dopo istante,  ci aggrappiamo sempre più, e cominciamo a credere e, magari, a sperare persino in un miracolo.

ORIETTA CICCHINELLI

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