L’Odissea delle case popolari occupate

  • Case occupate

È il caos. Le case popolari sono prese d’assalto dagli abusivi. Di due tipi: quelli che occupano appartamenti vuoti e quelli che occupano appartamenti legittimamente abitati da altri. È l’esempio plateale di un Paese, l’Italia, che deve imparare ancora l’abc della legalità e del rispetto della legge. Il vuoto. Non sapere a che santo votarsi per ottenere quello dovuto. Ma perché non si riesce a liberare le case popolari dagli abusivi? Prendete zone di Milano dove il trambusto ha raggiunto limiti di indecenza. Un inquilino, regolare intestatario, esce di casa per qualche giorno e quando ritorna si ritrova l’appartamento occupato da altri che lì rimangono, senza cedere. Blitz fatti da 3 stranieri su 4, rumeni ed egiziani. Ci sono le leggi ma ci fosse uno che le applica. Il far west. Pare di stare nell’Albania post rivoluzione. Il Ministro Lupi ha invitato i  prefetti a darsi una mossa. Vanno staccate le utenze, ha detto il responsabile del dicastero delle infrastrutture. Poca roba. Tagliare la luce non cambia nulla perché sono tanti i casi di coloro che si allacciano agli interruttori centralizzati o a quelli di altre famiglie. E poi ci sta chi occupa case vuote. Reclamano l’assenza di case popolari. Di assurde graduatorie per l’assegnazione. Emerge, plateale, l’impreparazione della nostra classe dirigente. Di comuni, regioni e governo centrale.
 Gli istituti autonomi delle case popolari, tutti enti che fanno capo alle regioni, andrebbero chiusi. Con il lucchetto e gettate le chiavi. E le case vendute o donate agli inquilini onesti che ci abitano.  Siamo di fronte a delle cloache della spesa  e delle clientele. Date una passata al pozzo nero del bilancio  dell'Aler della Lombardia. Riforme zero. Manutenzione doppio zero. Carrozzoni. Le case popolari sono servite a tutti – comuni e regioni – per fare i loro comodi. Hanno creato dei ghetti fatiscenti. Le hanno riempite con una gamma di casi umani inenarrabili. Palazzi che perdono i pezzi. Regolamenti mai  rispettati. Tutto a scapito di coloro che in quelle case ci stanno e pagano onestamente l’affitto ogni mese. Gli sfratti sono all’acqua di rose. I controlli ancora meno. Servirebbe mano forte delle istituzioni locali, degli enti, della polizia e della magistratura. È ora di finirla con slanci compassionevoli che non portano a nulla se non a “pubblicizzare” esempi negativi, della serie da noi tutto si può fare, tutto è concesso.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista