La App che non ti chiede di condividere il profilo

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TECNOLOGIA. Si entra solo con invito, attraverso un codice QR che deve essere scannerizzato con il proprio cellulare. La “camera” – così si chiama questa nuova App - è invisibile all’esterno e accomuna persone che condividono gli stessi interessi. Lanciata da Facebook, ma accessibile anche a chi sul social con la “s” maiuscola non sta,  è pensata per essere utilizzata con il tablet o lo smartphone. Lo sfogatoio 2.0 non abbisogna della nostra identità reale, né di imbarazzanti geo localizzazioni. 
Copia – ma il plagio è tutto da verificare - di una App che reca lo stesso nome, altro non è che uno spazio virtuale dalle pareti ovattate e personalizzabili, dove si potrà parlare senza remore, di qualsiasi cosa. Le specializzazioni potranno essere le più diverse. Dai fans di una determinata band musicale al gruppo di scienziati che discutono dell’ultimo ritrovato salvavita. Disponibile solo per iOS per il momento, Rooms permette di interagire senza dover per forza condividere il proprio profilo con gli altri, con tutte le ricadute positive del caso. Basta un nickname al posto dei propri connotati, porre un nesso logico come interesse comune alla base della connessione tra i vari soggetti della chat room, e partire. 
In una fase di sovraesposizione internettiana, nella quale i rigurgiti da social network sono un ronzio fastidioso per l’orecchio attento del musico eterico, lo sciarare deve essere motivato e indirizzato verso un fine specifico. Room sembra trovare il new insight ovvero la capacità – per citare Gardner – di dare un senso all’onda di informazioni reperibili nel cloud. La veste è simile a quella delle vecchie chat del passato, ma l’aggregazione su un tema può diventare totale, fino alla creazione di un’intelligenza collettiva. Una genia disincantata, pronta a fare azzardi sul futuro, quella che ci attende oltre le colonne d’Ercole di Room.    

ALESSIA CHINELLATO, giornalista

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