Tutti in sala parto per farsi un bel selfie

Giampaolo Cerri
  • Tendenze

TENDENZE. La prima foto, diffusa dalla stampa inglese, parla da sola: lui, Robbie Williams, ha la faccia spiritata di sempre. Il volto di lei, viceversa, è dolente e già sfigurato dal travaglio. La pop star britannica ha infatti deciso di trasformare in un evento la nascita del secondo figlio, facendo un live blogging direttamente dalla sala parto: selfie su istagram, pensieri commossi su Twitter, video di canzoncine emozionate su Facebook. Finché la consorte, Ayada Field, con l'ultima spinta, non ha dato alla luce un piccolo Williams. Pare che lui, l'ex-Take that, stesse intonando Let it go, dalla colonna sonora di Frozen.
È lecito fare della nascita del proprio figlio un evento mediale? Prima di Williams, peraltro, tante coppie avevano risposto di sì, prestandosi ai reality che avevano portato le telecamere ben oltre la sala travaglio. La moneta di quella formidabile rinuncia alla privacy era stata il famoso quarto d'ora di celebrità teorizzato da Andy Warhol, per ottenere il quale milioni di persone sarebbero disposte a far di tutto. Per Williams e signora il prezzo è il consenso dei fan, che esigono quote crescenti di vita privata.
E voi, cari lettori di Metro, sareste disposti a sacrificare l'intimità della famiglia fino a questo punto? E a che prezzo mettereste online la smorfia di dolore della vostra compagna? E voi, care lettrici, accettereste che il vostro lui condividesse i vostri dolori lancinanti con degli estranei?
Chi scrive è un veterano della sala parto: sono stato presente a tutte e cinque le nascite dei nostri figli. Esperienza stupenda, in cui finivo sempre a frignare per la commozione.
Proprio quando è nata la mia primogenita, 25 anni fa, ho imparato a rispettare la fatica e il dolore di una partoriente: mia moglie, alla quale cercavo di ricordare, durante le doglie, le prescrizioni del corso preparatorio, mi riempì di insulti feroci e contumelie invereconde, come mai sarebbe accaduto negli anni a venire. Neanche nei parti successivi.

GIAMPAOLO CERRI, giornalista @gpcerri
 

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