Se nell'agenda del governo non c'è spazio per la mobilità

  • Trasporti locali

ECONOMIA. In queste ore governo e Regioni stanno cercando un accordo sui tagli previsti dalla legge di stabilità agli enti locali, circa 6 miliardi di euro che – restassero queste le cifre – i governatori dovranno trovare riducendo la spesa sanitaria e quella per trasporti o aumentando ticket e tariffe per eguale importo. Della Sanità si parla ogni giorno, i tagli ai trasporti locali sembrano invece non importare granchè a questo governo, quasi che lo sviluppo della mobilità sostenibile nelle nostre città fosse un problema di sprechi o soltanto di ottimizzazione delle risorse esistenti. Non è così.  
La mobilità – lo abbiamo scritto tante volte su questo giornale – è una fondamentale leva di competitività di un Paese, dall’efficienza del sistema dei trasporti (pubblici, privati, integrati) dipende anche la capacità di produrre ricchezza, di attrarre investimenti e flussi turistici dall’estero. Tagliare le risorse per lo sviluppo e il potenziamento dei trasporti significa tagliare il ramo su cui si è seduti o, se preferite, di incastrare quel ramo sui binari della crescita economica. 
Il sistema della mobilità non è un sistema. Manca una politica di indirizzo forte a livello centrale e una vera integrazione nell’offerta dei servizi su base locale. In molte Regioni non si spendono i fondi strutturali che puntualmente Bruxelles si riprende indietro, per incapacità e insipienza. Per alcuni sindaci e assessori illuminati (quelli di Milano, per fare un esempio) che si fanno bastare le risorse attuali (a Roma il nuovo piano urbano del traffico fa ben sperare), lasciando spazio ai privati (car sharing) e innovando a costo zero, ce ne sono altri fermi al palo. Fa bene Renzi a strigliare sindaci e governatori, figuriamoci.
Ma la sensazione che la mobilità non sia in testa all’agenda di questo governo resta forte. Abbiamo un piano nazionale del trasporto fermo al 1997, contratti di servizio tra enti locali e aziende in scadenza, privati anche stranieri che vorrebbero  entrare sul mercato dei trasporti locali ma chiedono da anni regole certe e uniformi. Risultato: una domanda crescente di servizi che resta inevasa, con costi miliardari per la collettività in termini di potenzialità produttive abortite. E allora non basta dire: arrangiatevi, sprecate meno, la coperta è corta. Qui serve un Mobility Act, per dirla col premier, una dose di politica economia e industriale mirata e moderna. Proviamo?

GIAMPAOLO ROIDI, direttore di Metro

Articoli Correlati
Trasporti locali

Ecco il piano dell'Atacper tornare competitiva

L'assessore Esposito illustra i 10 punti per il rilancio dell'azienda romana di trasporti
Trasporti locali

La guerra di TrenordMaroni: “Farisè sarà l'ad”

Fs ritira i suoi consiglieri e chiede l'azzeramento del Cda. Ma la Regione Lombardia non ci sta e rilancia il suo piano
Trasporti locali

Tpl, mancano soldie vere competenze

Il commento di Marco De Mitri