Lavorare meno lavorare meglio

  • TEORIE

LAVORO. Chi lavora troppo commette più errori, si distrae più facilmente. Prende cattive decisioni e poi deve fare grandi sforzi per rimediare. Trovo questa lapidaria teoria in un articolo adattato dal libro 'L'arte di fare il doppio del lavoro in metà tempo' di Jeff Sutherland. Teoria che l'autore sostiene riportando esperienze di aziende (non italiane) e ricerche ad hoc.
Che le persone che passano troppo tempo in ufficio siano aggressive e ambiziose, si deprimano e si demoralizzino da sole ce ne siamo accorti tutti. Ogni scelta richiede un certo consumo energetico, ed è quindi limitato il numero di decisioni importanti che si possono prendere prima di sbracare. Nell'epoca dell'H24 questo incitamento a staccare quando si è cotti fa un po' sorridere, visto che tutti sembriamo lavorare oltre il punto di cottura, quel punto dove si entra in stato di agitazione.
La percezione permanente di chi pensa che sta salvando il mondo, ridotto ormai alla dimensione dell'azienda. Frenesia e onnipresenza, dove l'energia pulita della riflessione e della gentilezza è già avvelenata dalla paura di non farcela. E invece ce la fa, a fare però l'errore che lo costringerà ad ammazzarsi di lavoro per tornare al punto di partenza. Lavorare meno significa meno retromarce e meno dispersione. Linea retta da punto a punto. La qualità che già Calvino selezionava per il nostro millennio è la rapidità: che non è non fretta o prolungamento dello sforzo, ma la capacità di eseguire un compito di livello  in tempi minimi. Concentrare. Poi liberi tutti. 

MAURIZIO BARUFFALDI, giornalista e scrittore