Donazione organi italiani generosi

Donazione organi
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INTERVISTA Regalare parti di sé per moltiplicare la vita. È il cuore (o il rene, il fegato e il resto) della donazione degli organi, argomento delicato e vitale a cui è dedicata la Giornata Europea dell’11 ottobre. Francesco Procaccio, medico neurointensivista del Centro nazionale Trapianti dell’Istituto Superiore di Sanità, spiega le tappe di un cammino che punta a sorpassare il futuro.

Italiani, popolo di donatori?

L’Italia (terza dopo Spagna e Francia, ndr) ha raggiunto livelli di donazione ai massimi europei grazie a buone leggi, efficiente rete organizzativa e clinica del coordinamento e delle rianimazioni, cura notevole per la sicurezza e la qualità del trapianto. Gli italiani hanno un alto senso di solidarietà e un sentimento molto positivo per la donazione. Ci sono però differenze fra regioni. Dona di più la Toscana che ha sviluppato un avanzato sistema di coordinamento delle donazioni di organi e tessuti. Invece al Sud la percezione dei cittadini delle difficoltà assistenziali rendono elevato il numero delle opposizioni. Il miglioramento della qualità dell’assistenza porterebbe sicuramente ad una aumentata fiducia negli ospedali e di conseguenza anche ad un maggiore consenso.

Gli organi più trapiantati?

Considerando che tutti possono essere prelevati, i trapianti consolidati riguardano in particolare rene, fegato, cuore, polmone, pancreas e intestino. Gli arti e il volto le nuove frontiere. Poi tutti i tessuti, dalla cute all’osso, dalle cornee ai vascolari, costituiscono una possibilità terapeutica in numerose condizioni cliniche.

Limite di età per donare?

No, non c’e. Dipende dallo stato funzionale degli organi. Anche se l’età media dei donatori è sui 60 anni, oggi in Italia vengono trapiantati, ad esempio fegato e reni, dati da anziani con buoni risultati. 

Che rispondere ai dubbi, comeil  terrore che il proprio caro sia ancora in vita?

Solo dopo aver accertato la morte con i criteri cerebrali si può parlare di potenziale donatore. Il timore più diffuso tra i familiari nel momento della scelta sulla donazione è quello della certezza della morte, di fronte a un soggetto in cui batte il cuore; perplessità comprensibile ma facilmente eliminabile osservando gli esami.

LUISA MOSELLO