“Vietare internet ai bimbi non ha senso”

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MILANO. «Vietare internet ai nostri figli? È una battaglia senza senso, meglio educarli a sfruttarne le potenzialità e a evitarne i rischi». Da internet ai social network, Paolo Ferri, professore alla Bicocca di Milano, ha scritto una guida  (“I nuovi bambini”) per risolvere i “dubbi digitali” di mamme e papà.

Professore, come nasce la sua attenzione al tema dei nativi digitali?
Ho cominciato a studiare il rapporto tra bambini e tecnologia da quando è nato mio figlio, undici anni fa. Nasce quindi dalla mia esperienza di padre.

Perché una guida?
Ho voluto scrivere un testo rivolt ai genitori per metterli in grado di gestire in famiglia il fatto che questi bambini, che sono nativi digitali, si approcciano  in maniera molto fluente alle tecnologie ma poi vanno anche tutelati.

Internet va vietato ai bambini?
Studi molto recenti di neurofisiologi e pedagogisti dicono che vietare Internet  non ha senso: internet è una tecnologia con la quale i nostri figli avranno a che fare per tutta la vita. E quindi è necessario che venga loro presentato nei tempi e nei modi adeguati.

Un esempio?
Dagli 0 ai 2 anni i bambini sono in contatto con smartphone e tablet dei genitori: è sensato che   comincino a esplorarli, ma sempre in presenza dei genitori. Bisogna educarli  a queste tecnologie...

La tecnologia provoca  danni all'apprendimento?
No questo è “panico morale”. Allo stato attuale non siamo in grado di dire come cambia l'apprendimento perché è un fenomeno troppo recente.  Posto che queste tecnologie sono destinate a restare, conviene che attrezziamo i nostri figli a utilizzarle in maniera significativa anche quando sono piccoli. Tablet e smartphone ci vorrebbero anche nell'angolo giochi dei nidi...

Come si devono comportare i genitori con i videogiochi?
È del tutto evidente che ci sono dei videogiochi del tutto sconvenienti. Occorre seguire le fasce di età e soprattutto giocare con i figli, non lasciarli soli davanti agli schermi come si è fatto con la tv. No al videogioco “baby sitter”.

È per colpa del web che i giovani non hanno più relazioni vere?
Tutte le ricerche psicologiche dicono che c'è una correlazione inversa: più amici hanno su Facebook, più ne hanno nella vita reale. Al netto del fatto che obiettivamente gli adolescenti possono fare delle esperienze spiacevoli sui social network, l'unica forma di educazione è far diventare la vita online dei propri figli un oggetto del lessico famigliare. I genitori ne devono parlare esattamente come si parla della scuola, dei compiti. Quindi bisogna metterli in guardia, evidenziandone sì i rischi, ma anche le grandi potenzialità.

 

SERENA BOURNENS