La Roma rialzi la testa L'umiliazione generi umiltà

  • Roma-Bayern

Un’umiliazione. Non c’è altro termine per definire la scoppola col Bayern. Un dramma per la Roma ma anche per tutto il calcio italiano. Perché se questo è il divario tra le migliori italiane e le migliori europee, e la nazionale (che spesso convoca le riserve dei club) lo conferma, c’è poco da stare allegri. Ma c’è un ma. Umiliazione ha la stessa radice di umiltà, e l’umiltà è sempre la base su cui ricostruire. Vale per il calcio italiano, che deve riconquistare posizioni passo dopo passo. Vale per la Roma. Una singola partita non rappresenta una stagione. Non si trionfa con una vittoria, non si precipita all’inferno per una sconfitta. Che sia maturata nel diluvio di martedì o nel caos dello Juventus Stadium. Chi cade si può e si deve rialzare. Si deve ripartire dai propri limiti e dai propri punti di forza. Stiamo ai fatti oggettivi: la Roma resta una delle squadre più forti d’Europa. Paga però gli infortuni, l’inesperienza in Champions, alcuni errori oggettivi. E forse anche un certo clima di eccessiva esaltazione. Ora non deve cadere nel contrario, nella depressione e nell’insicurezza nei propri mezzi (si potrebbe dire lo stesso per tutto il calcio italiano). Ok, si è perso col Bayern, ma c’è un girone da affrontare per conquistare una qualificazione possibile. Ok, si è perso con la Juventus, ma il campionato è lungo, e c’è da affrontare la difficile trasferta di Genova, per un immediato riscatto dopo il ko tedesco. Due sconfitte molto diverse ma entrambe assai brucianti. Il punto è guardare avanti ed essere convinti che si può vincere, che si deve sempre lottare per vincere. Senza darsi alibi: neanche quello degli arbitraggi. Ci è stato rubato qualcosa? Forse, ma non è quel che conta. Devi dimostrare di essere più forte di tutto, vincere in campo, stravincere. Gli errori ci stanno, e pace. Se invece si è convinti che c’è del marcio – e forse oggi non è più come ieri – allora bisogna cercare di cambiare le cose, con forza, con consapevolezza, con determinazione. Ma guardando sempre avanti. No alla cultura del lamento, sì all’impegno. Vale per la Roma, per il calcio, per l’Italia e per la vita. 

Osvaldo Baldacci