Madre e figlia in bilico tra Oriente e Occidente

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intervista Donne con un forte senso di indipendenza e ribellione a causa del quali finiscono spesso nei guai. Donne che soffrono a causa dell'abbandono e dell'isolamento e sentono un profondo desiderio e bisogno di essere amate. Sono questi i temi universali toccati da Amy Tan nel suo ultimo romanzo “La valle delle meraviglie” (Salani, p. 713, euro 18,60) che coinvolge tre generazioni di donne in lotta contro il loro destino. Al centro di tutta la vicenda Violet e sua madre Lulu tenutaria di una casa di piacere nella Shangai dei primi del Novecento. Una storia sospesa tra Estremo Oriente e America con una ricostruzione storica accuratissima sul mondo delle cortigiane.

Violet in che cosa è diversa da sua madre?
Violet è metà americana e metà cinese, mentre la madre è americana. Ciò significa che Violet deve imparare a vivere sulla propria pelle due tradizioni e due culture diverse e lontane tra loro. Ho scelto di creare questi due personaggi molto simili tra loro per dimostrare che certi tratti si tramandano di generazione in generazione: queste donne devono lottare per i propri diritti e la propria identità nello stesso modo, devono affrontare le stesse difficoltà.

In che modo una donna come Violet può cambiare il suo destino?
Il destino ha a che fare con la fiducia che riponiamo in noi stessi. Bisogna capire che cosa desideriamo, anche se sappiamo che non sempre possiamo averlo. L'importante è conoscere se stessi ed è quello che farà Violet.

Che cosa rappresenta l'amore per Violet e per sua madre?
La libertà, nel senso che non si devono sentire confinate dalla mancanza di sicurezza e di protezione, ma possono andare liberamente per la loro strada se trovano l'amore. Si tratta anche di libertà di pensiero. Entrambe continuano a cercare la propria auto affermazione.

Amore che spesso prevede un inganno, una bugia…
L'amore è una cosa rischiosa perché significa consegnare se stessi nelle mani di un'altra persona. Spesso non siamo pronti a donarci ed è qui che nasce l'inganno. 
ANTONELLA FIORI .

 

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