Bullismo, gli Usa chiamano Supino

Tra i tanti hanno scelto lui per rappresentare l’Italia il 12 luglio a New York al “Pledge Anti-Bully”, il più grande concerto contro il bullismo degli Stati Uniti. Un evento, sponsorizzato dalla Bbc, cui prenderanno parte i vincitori statinitensi di  “American Idol”, “X-Factor Usa”, “America's Got Talent” e “The Voice”. Ma come c’è arrivato Osvaldo Supino sul palco di New York? Una strana storia, quella dell’artista electropop di Torremaggiore (Foggia), star della rete (solo nel 2013 ha totalizzato oltre 3 milioni di visualizzazioni online), snobbato dai media italiani, icona gay per antonomasia, tra i pochi italiani a lavorare con produttori Usa di spessore come Ray & Renny (Akon, Leona Lewis).
Supino, come  c’è arrivato a New York?
Mi hanno chiamato gli organizzatori. Mi conoscevano come artista, ma ignoravano la mia storia personale. Poi, hanno visto lo speciale di Rai Tre su di me e si sono convinti.
Perché, cosa raccontava lo speciale?
Della mia gioventù di ragazzo gay in un paesino pugliese. Delle difficoltà con i miei compaesani e del sogno di cantare. Tutte cose poco “concepibili” a Torremaggiore…
È stato vittima di bullismo?
Certo, ai tempi della scuola. Ricordo l’isolamento e la sofferenza.
E, ora che ha successo, si è preso le sue rivincite?
Quelle non mi interessano, sono concentrato sul mio percorso. La cosa più bella è stata la telefonata di un mio paesano che, dopo avermi visto in tv, si scusava per tutte le vessazioni e che mi ha detto: “Sono appena diventato papà, se mio figlio sarà gay, saprò come rimediare ai miei sbagli”.
Perché non se ne è andato dall’Italia, che non è certo un Paese aperto?
Ci sto pensando, anche se mi dà fastidio il pensiero di scappare. Spero molto che Renzi mantenga gli impegni presi col mondo  gay. Sogno anch’io di farmi una famiglia un giorno. 
andrea sparaciari