Per Daniele Novara litigare fa bene

Saggi. La pace, l’armonia a tutti i costi? Favole su cui ci hanno educato sin da piccoli ma che si scontrano con la realtà… Meglio litigare. Ma “bene”… Non è la tesi di una scuola di lotta libera ma del “Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti” (www.cppp.it), un luogo dove si impara a litigare dopo che si è arrivati – tra fratelli, genitori e figli ma anche in coppia - all’ultimo stadio del rapporto. Ne parliamo con il dott. Daniele Novara, direttore del centro, autore del libro “Litigare fa bene. Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti”, (Rizzoli, p. 162, euro 9,90)
Dottor Novara, possibile farsi la guerra con bon ton?No. E infatti una prima distinzione da fare è tra conflitto e violenza/guerra. Una persona che fa violenza, fa violenza. La violenza, la guerra è una situazione distruttiva che elimina la persona mentre il conflitto, il litigio è una situazione relazionale. Il conflitto può anche far pensare anche a una relazione problematica, ma è sempre una relazione.
Però la violenza esiste. Come facciamo a non scatenarla? Bisogna affinare la capacità di “sostare” diciamo noi, nel conflitto. E’ questa competenza conflittuale che ci preserva dalla violenza. In tutti i casi di violenza chi la pratica denota un’ incapacità  a reggere la contrarietà. Si tratta di persone incapaci a metabolizzare il fatto gli altri hanno bisogni, aspettative contrari ai loro.
Un esempio di corretta gestione del conflitto?Mentre nella tradizione repressiva e correttiva a un bambino si diceva, “smettila, chi è stato, chi ha iniziato?” e si andava a cercare il colpevole io aiuto i genitori ad avere un metodo per gestire la situazione. In pratica sostituiamo “smettetela” con “parlatevi”. Si lasciano i bambini soli in modo che ognuno presenti la propria versione all’altro e risolvano i conflitti.  
Il primo passo per iniziare a litigare bene?Non attaccare la persona ma stare sul problema. Poi ci vuole decantazione emotiva. Noi vorremmo che il conflitto svanisse subito ma c’è bisogno di tempo per capire cosa e chi abbiamo davanti. Se uno non si sente ascoltato da un altro è inutile sperare che ti ascolti. 
(Antonella Fiori)