Fo Lucrezia Borgia vittima del potere

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INTERVISTA Avvelenatrice? Mangiauomini? Donna assetata di sesso e di potere? Macchè. Lucrezia Borgia era tutt'altro. Provare, per credere, a leggere “La figlia del papa”, primo romanzo del Nobel Dario Fo (Chiarelettere, euro 13,90, 190 pagine inframmezzate da bei disegni dello scrittore). Figlia di un papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo, Lucrezia rivela la sua umanità lontana dal clichè di dissoluta e incestuosa, in un tempo, il Rinascimento, anche corrotto che fa da specchio al nostro.

Dario Fo, via la maschera di dark lady ritroviamo una donna vittima di stereotipi.
Quella contro di lei è stata una gigantesca speculazione. C'è stato uno dei mariti, il primo, Giovanni Sforza che ha contribuito a creare la sua fama “famigerata”. È stato costretto ad abbandonarla perché serviva Lucrezia libera da impegni, volevano darla in moglie al pretendente al trono di Napoli.

È vero che l'idea del romanzo le è venuta da una fiction?
Certo! Era fatta per epater les bourgeois, per colpire i borghesi. Era falsa! E la mia è da sempre una lotta alla falsificazione: si prende un testo, lo si corrompe, si cancellano certi fatti e si crea una storia ad hoc.  

Il fatto che fosse bella, intelligente e colta le è servito o è stato negativo?
La sua cultura le è servita tantissimo per  resistere. Lei aveva capito giovanissima qual era la logica del potere, il fatto di essere una pedina.

Era la figlia del Papa.
Alessandro Borgia aveva una predilezione per lei.

Studiosa di San Bernardino e Santa Caterina, nel 1512 dà vita a un convento rivoluzionario, basato più sulle opere, a Ferrara fonda un Monte di Pietà per aiutare i più poveri. Si occupa persino delle carceri. Come sua moglie Franca Rame.
Sì, è vero che era un’ attrice che si interessava di carceri, di ammalati di Aids… Me lo hanno detto in molti che ricordava Franca, non avevo intenzione di farle un elogio, di paragonarla, ma è venuto così…
ANTONELLA FIORI

 

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