Istruzioni per lasciarsi senza soffrire troppo

Cosa succede se intorno a te tutti si lasciano? Amici, amiche, conoscenti, lontani parenti… Capita a Roberto, trentenne con un imprecisato lavoro precario. Nel nuovo romanzo di Simone Laudiero (“Si lasciano tutti”, Sperling & Kupfer, p. 320, euro 14,90) a un certo punto si separano anche i nonni ottantenni. Laudiero che nel libro mescola amarezza e ironia  non ha dubbi: lasciarsi non è auspicabile. Ma è bene imparare a farlo bene: farlo male infatti innesca un meccanismo perverso che ci porta a felicità insicura: nostra e degli altri.Perché ci si lascia così tanto oggi?  È una tendenza epocale. Le vite delle persone sono totalmente cambiate. Prima si prendeva una strada e si seguiva quella, oggi le nostre vite mutano in continuazione, cambiamo lavoro, città… Sono tutte storie “a tempo”?Si sa che ci sono dei limiti e ci si lascia meno andare.  Ci sono meccanismi di difesa molto forti. Una volta ti sposavi ed eri sposato. Oggi ancora prima di sposarti, pensi che se scopri aspetti che non ti piacciono del partner puoi sempre separarti. C'è un'arte di separarsi? La carta vincente è sempre la sincerità. Non inventare dei passaggi intermedi che non esistono. Se uno non ama più l'altro meglio dirlo. Tutte le altre cose che vengono messe davanti e che in quel momento sembrano degli air bag poi si trasformano in sofferenze in più.Un esempio? Dire: “Restiamo amici”, “Sai che io per te ci sono sempre”. Questo potrà essere dimostrato dopo, quando entrambi ci si trova da un'altra parte.Nel romanzo ognuno trascina l'altro in una spirale di sofferenza. Meglio restare soli, almeno per un po'? La solitudine serve per decantare la sofferenza.Antonella Fiori