Non sappiamo più educare i nostri figli ai sentimenti

Maleducati. Trasgressivi. Immaturi. Come si educano oggi i figli? Meglio essere autoritari o no? E la scuola? Qual è la sua funzione pedagogica? Vittorino Andreoli, da sempre attento osservatore del disagio psicologico degli adolescenti ha intuito che il fallimento educativo è un malessere profondo che riguarda tutti, genitori e no, e che può essere risolto solo con uno sforzo comune. Lo spiega nel suo ultimo libro “L'educazione (im) possibile. Orientarsi in una società senza padri” (Rizzoli,  p. 212, euro 18,50) che in queste settimane ha scalato le classifiche.  Fondamentale trovare un punto d'unione con tutte le figure che li affiancano: i nonni, le babysitter, le insegnanti dei nidi e delle scuole per l'infanzia... Nel suo libro lei parla di educazione impossibile. Mettendo tra parentesi “im”. Cosa significa? Non è impossibile ma dobbiamo creare certe condizioni. Come si fa ad educare un figlio se tutto quello che conta è il denaro o la bellezza? Quello che è in crisi oggi nella società non è l'economia, sono i sentimenti. E cosa possiamo fare? Ci deve essere un grande sforzo da parte di tutti per ricollocare i bisogni, oggi sempre più spostati sull'oggetto. Educhiamo i nostri figli ai sentimenti, abbandonando la cultura del consumo.Ma cosa è successo in questi ultimi anni? È andata persa la possibilità di immaginare un futuro, di desiderare. Esiste solo il qui e ora. È come se domani il mondo finisse. Se lei chiede a un giovane che cosa sarà di lui il prossimo anno non lo sa. Quindi è molto difficile fare un progetto. Lei ha studiato molto gli adolescenti. Quali sono oggi le cose importanti per loro? Per i giovani oggi le emozioni più grandi sono date dagli oggetti o da certe situazioni. Il ragazzo che regala a una ragazza il telefonino. O andare fuori di testa per due ore la sera. Anche l'amore risente di questa crisi? Che cos'è l'innamorarsi? È stabilire un legame tra una persona e un'altra. Un legame che ha un significato importante, quello di potersi affidare ad un altro che a propria volta si affida a noi. Oggi realizzare questo è difficilissimo in una società all'insegna dell'immediato, dell'usa e getta.  Antonella Fiori