I NEET IN ITALIA SONO DI 6 TIPI

Pesano sull’intero sistema economico dell’Ue la mostruosa cifra di oltre 150 miliardi di euro, pari all’1,21% dell’intero Pil di tutta l’Unione. In Italia, questa percentuale supera il 2% per un valore di oltre 32,6 miliardi di euro (circa 8 volte il valore dell’Imu sulla prima casa!). Di chi parliamo? Ma dei Neet, ovviamente! Il termine è ormai entrato nel vocabolario dei telegiornali e della politica e non è altro che l’acronimo di Not in Education, Employment or Training, indica cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non stanno partecipando a corsi di formazione.
Il dramma italianoIn Europa sono circa 7,5 milioni i giovani in questa condizione, con un trend impressionante di crescita.  Se passiamo dallo scenario europeo a quello Italiano la situazione è molto più grave e desolante.Negli ultimi anni il fenomeno ha avuto un incremento vertiginoso: siamo passati dal 51,5% del 2010 al 55,9% del 2012 e i dati Istat mostrano una crescita costante. Capire quindi come è composto questo esercito e quali sono i fattori che possono arginarlo può consentire alle istituzioni di intervenire in modo efficace.
Sei tipi di NeetLe motivazioni che trasformano un giovane in un Neet sono diverse: la ricerca ha mostrato che esistono almeno 6 tipologie diverse di Neet: gli Spammer (30.80%), gli Sfiduciati (19,40%), gli Esigenti (7,80%), i Sognatori (5,20%), gli Attendisti (25,40%) e i Comodi (7,60%). Come arginare questa valanga sociale? Innanzitutto puntando di più sul welfare e sulle politiche familiari: un potente rimedio al fenomeno dei Neet è dato infatti dal supporto familiare nel processo di inserimento lavorativo. Maggiore attenzione va anche posta sulle diverse motivazioni che animano le tipologie di Neet, attuando politiche differenziali.
(eulab consulting per Metro)