Ervas torna al thriller dopo il best seller sull'autismo

“Se mi sono montato la testa? Forse capita se hai vent'anni: allora puoi pensare di essere Joyce, ma alla mia età no. Pensi solo che è stata una bella esperienza da provare una sola volta nella vita”. Tra i dieci libri più venduti del 2012 “Se ti abbraccio non avere paura” di Fulvio Ervas, insegnante di chimica di Treviso, è arrivato a trecentomila copie, storia del viaggio in motocicletta in America Latin di un padre coraggioso e del figlio autistico, Franco e Andrea, una ventata di verità. E adesso? Adesso Ervas con “Si fa presto a dire Adriatico” (Marcos y Marcos, p. 320, euro 17), torna al poliziesco e all'ispettore Stucky, protagonista di altri suoi libri in una storia di pesca abusiva, arrembaggi, tradimenti. Da autore di nicchia è stato travolto dalla celebrità. Contraccolpi? Non ero preparato per questa rivoluzione. Sono un conservatore: amo coltivare l'orto e leggere saggi di scienze. È stato come salire una scala saltando trenta gradini per volta”. Difficile tornare alla fiction? No, un piacere. La cosa più facile sarebbe stato  dare alle stampe “Se ti abbraccio 1, 2, 3” ma non mi piace la serialità del dolore. Sono stato sommerso dalle richieste di scrivere storie, anche a pagamento: storie di genitori con ragazzi schizofrenici, madri con figli che si sono uccisi o tentativi non riusciti che volevano raccontare il loro inno alla vita. Ha fatto centinaia di incontri: che Italia ha conosciuto? Quella di Franco e Andrea è la punta di un iceberg di un paese che patisce, lotta, cerca di sopravvivere. Un autistico ha bisogno che gli si dedichi tutto il tempo e spesso manca la rete sociale. In questo libro Stucky va in vacanza in Croazia e trova un morto impiccato nel  campeggio nudisti dove ha messo le tende. Lo spunto è venuto dai tantissimi casi di imprenditori che, colpa della crisi, in Veneto, si sono tolti la vita impiccandosi anche se alla fine questa è la storia di chi si inventa un piano B per sopravvivere. Con Stucky c'è il  cane Argo. Volevo portarmi dietro anche stavolta qualcuno, come Andrea, con cui è difficile comunicare, con  cui parlare è un'avventura… Antonella Fiori