PRESSIONE FISCALE AL 54% DEL PIL

Roma. Con il 54% della pressione fiscale rispetto  al Pil emerso, l'Italia ha il record fra le economie sviluppate. Lo afferma l’Ufficio Studi di Confcommercio. Laddove nel mondo prevale la tendenza alla riduzione della pressione , il nostro Paese è in controtendenza con un incremento  di 2,7 punti di Pil nel 2013 rispetto al 2000. Nello stesso periodo in Svezia il calo è stato di 7,6 punti, di 3,3 punti negli Usa e di 2 punti in Germania. La pressione fiscale effettiva in Italia nel 2013 peraltro ha registrato un ulteriore  aumento dell'1% rispetto al 2012. Confcommercio evidenzia come esista una correlazione fra calo della pressione fiscale e crescita: l'Italia, infatti, è - dietro il Portogallo - il paese con la decrescita più forte dell'economia, mentre la Svezia ha registrato una crescita. Secondo Confcommercio, inoltre il sommerso da noi è al 17,4% del Pil, ogni anno viene sottratto al Fisco un imponibile da 272 milioni di euro. La diretta conseguenza, è che la pressione fiscale si scarica sempre su una fetta minore della popolazione. Ma per il viceministro dell'economia, Stefano Fassina, «esiste un'evasione di sopravvivenza. Senza voler strizzare l'occhio a nessuno, ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti  a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno». Una lettura su cui però non concordano molti esponenti del suo partito: per Matteo Colaninno, responsabile economico dePd, «bisogna mettere a punto una strategia di fedeltà fiscale, senza cadere in forme persecutorie. La fedeltà fiscale è la premessa di un nuovo rapporto leale e simmetrico tra lo Stato e i cittadini».
 
(Metro)