California, con la Jeep al Rubicon Trail / IL VIDEO

Motori. Io l’ho fatto! Hai fatto cosa? Ho percorso 22 miglia (circa 35 km) chilometri di una pietraia che non sembra finire mai a bordo di una Jeep tentando di evitare le mille insidie di un tracciato che solo i collaudatori del costruttore americano conoscono come le loro tasche perchè è qui che vengono messi a dura prova i futuri fuoristrada, le mitiche Jeep, uno dei simboli del “made in USA”.
In una parola ho provato l’ebbrezza del Rubicon, un tracciato che a raccontarlo non sembra vero e che oltre che essere la “pista” delle Jeep è anche un esame di maturità per i fuoristradisti di tutto il mondo. Un'esperienza che consigliamo non solo perchè dimostra di cosa sono capaci vetture come le Jeep e solo loro verrebbe da dire, visto che a parte qualche quad, al Rubicon non si sono viste che Jeep, ma perchè ti riconcilia anche con la natura che in questa zona fra il Nevada e la California è davvero emozionate.
Vale, dunque, la pena di affrontare un viaggio lungo 15 ore e tre tratte aeree, la nostra prevedeva la partenza da Milano per Parigi, poi la trasvolata oceanica fino a Salt Lake City e quindi l’arrivo, finalmente, a Reno nel Nevata, che è stata la nostra destinazione finale. Che il Rubicon da questa parti sia considerato un vero e proprio santuario lo si intuisce già all’immigrazione, l’inevitabile procedura necessaria per l’ingresso negli USA. “Per quale motivo è sbarcato negli USA” è la richiesta cortese, ma perentoria del poliziotto di frontiera. “Sono qui per provare delle Jeep al lago Tahoe”. A cui segue… “Ho capito va a fare il Rubicon”. Che è come dire non sai cosa ti aspetta.
Prima tappa americana è il Resort ad Squaw Creek nella Olimpic Valley, la location dove nel lontano 1960 si svolsero gli ottavi Giochi olimpici invernali, seconda edizione organizzata negli Stati Uniti dopo quella di Lake Placid del 1932. Nel briefing alla vigilia dell’avventuroso Rubicon, Chris Ellis responsabile del marchio Jeep per l’Europa, il Middle Est e l’Africa, oltre ad illustrare le caratteristiche delle vetture impegnate, tutte serie speciali Wrangler Rubicon 10 th Anniverversary, ha ribadito che “Jeep ha scelto da tempo il Rubicon per testare le proprie vetture in particolare quelle più estreme con l’obiettivo di offrire ad un pubblico esigente dei mezzi in grado di superare qualsiasi ostacolo”.
All’alba del giorno dopo il via alla spedizione. Prima a bordo delle lussuose e comode Grand Cherokee e poi con le più estreme Rubicon 10th Anniversary. Le difficoltà del tracciato sono difficili da descrivere, bisognerebbe proprio viverle. Solo vetture in grado di superare pendenze pazzesche, ma anche ostacoli all’apparenza insormontabili se non grazie ai suggerimenti di un’equipe di istruttori esperti nel fuoristrada duro e puro possono consentire a dei piloti non professionisti di superare l’esame Rubicon. Scollegati dal resto del mondo e senza poter usare nè telefonini nè computer il confronto con la natura impervia ha messo a dura prova tutti, ma ha consentito anche di apprezzare scenari affascinanti oltre a fare accettare di buon grado una tenda al posto di una più comoda camera d’albergo e un fuoco per scaldarsi quando, sceso il sole, il freddo si è fa fatto più sentire.
Pronti l’indomani a impegnarsi a fondo per portare a casa un “good job” o un “perfect” dell’istruttore ad ogni passaggio ben fatto. Ma anche ad accettare che in alcuni casi il contatto con l’ostacolo fosse inevitabile. Già inevitabile, è la parola che ogni bravo fuoristradista non vorrebbe mai sentirsi dire, ma che in fondo significa che dove non può chi è alla guida lo fa la Jeep con la sua tecnica, ma anche con la sua resistenza che va oltre ogni ragionevole dubbio. Grazie Jeep per aver aumentato l’autostima di quanti come chi vi scrive ha provato il Rubicon e per essere riuscita in un impresa impensabile: far rinunciare, per un giorno, al telefonino, al computer e soprattutto alle comodità di una vita molto meno dura del Rubicon, ma di sicuro non altrettanto appagante.
(Corrado Canali)