Steccanella e "Gli anni della lotta armata" Una cronologia per l'Italia che dimentica

Libri. Migliaia di azioni armate. Decine e decine di gruppi. Su tutti e su tutto le Brigate rosse. E l’acme della crisi: Moro. Fu un problema di ordine pubblico o un conflitto sociale? Domanda retorica per Davide Steccanella, penalista del foro milanese, autore di “Gli anni della lotta armata - Cronologia di una rivoluzione mancata” (Bietti, 486 pagine, 17 euro), un’opera ampia, che va da Feltrinelli ai recenti funerali di Gallinari. «Volevo chiarire anzitutto a me stesso», dice, «le dimensioni di un fenomeno che non fu pura sequela di omicidi. L’insurrezione fu europea. Altrove però lo hanno chiuso, liberando i prigionieri. Da noi no. Noi siamo in perenne emergenza».
Viene in mente Moretti, il rapitore e uccisore di Aldo Moro.Fine pena: mai. Le sere se ne torna in cella a Opera.
Disse: «Fecero delle Br un oggetto non di politica, ma di repressione».Moretti, giustamente, rivendica la collocazione storica della lotta armata. E su Moro dice che l’irrigidimento dello Stato determinò l’esito. C’era un problema “politico”.
Non riconosciuto. Negato.L’operazione Moro è figlia di un percorso. Non è arrivata a turbare una pace sociale che non c’era. All’origine di tutto, poi, la frustrazione dovuta alla “Resistenza tradita”, al fascismo sempre risorgente: Tambroni, le stragi...
Una “rivoluzione mancata” per esaurimento della sua base sociale?Sì. È stato l’ultimo fenomeno di un secolo di rivoluzioni, avvenuto però quando tutto cambiava. Sconfitto dalla Storia, soprattutto.
Lei parla di “terroristi” con una certa cautela.Il “terrorista” colpisce indiscriminatamente. Ma i brigatisti non hanno mai lanciato bombe. La loro fu guerriglia. Un “Vietnam”.
Cosa resterà? Forse non molto se perfino il milanese liceo “Parini” scopre una targa per Tobagi «ucciso dalle Br»...Già, non molto. L’Italia non fa i conti con la propria storia, non l’analizza e quindi non la trasmette.
Sergio Rizzasergio.rizza@metroitaly.ittwitter: @sergiorizza