Vincolo in bilico nel parco Villa Ada

Roma. I quasi cinque ettari di Parco Rabin, propaggine meridionale di Villa Ada che si affaccia su via Panama, rischiano di essere esclusi dalla tutela del rigoroso vincolo paesaggistico. Il ministero per i Beni culturali - tramite la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma - sta infatti definendo la procedura di rettifica del perimetro. Tutto nasce da una discrepanza nei confini stabiliti dal decreto ministeriale che ha imposto il vincolo nel lontano 1954: nella parte descrittiva il confine è fissato precisamente su via Panama; mentre nelle cartografie è stato poi disegnato seguendo il muro storico che si trova più indietro rispetto alla strada.
Un’area che fa gola
Non è una differenza da poco. Quell’area verde - intitolata all’ex premier e capo di Stato israeliano Yitzhak Rabin, Premio Nobel per la Pace nel 1994 - si estende su oltre 46 mila metri quadrati e, trovandosi ai margini dei Parioli, è da sempre al centro di mire edificatorie e speculative. Non a caso il nodo della discrepanza dei confini è venuto al pettine nel 2010, quando l’Area Pianificazione Paesistica e Territoriale della Regione Lazio ha evidenziato l’assenza delle autorizzazioni paesaggistiche previste dal vincolo in relazione ai cantieri aperti nel casale in via del Canneto e per il mega parking sotterraneo in via Panama (per i quali è scattato il sequestro cautelativo della magistratura).
Una rettifica "integrativa"
A seguito delle verifiche sui confini dei vincoli attuate dopo l’adozione nel 2007 del Piano Territoriale Paesistico Regionale, infatti, la stessa Regione aveva avviato un procedimento di rettifica integrativa della perimetrazione del vincolo, per allargarlo con una revisione della planimetria errata sino a via Panama, inglobando Parco Rabin e ristabilendo fedelmente quanto previsto dal dettato del decreto ministeriale originario. In effetti l’applicazione vincolistica vuole che, ove nasca un contrasto, prevalga sempre la norma di maggiore tutela. Ma ora la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, in regime di co-pianificazione, ha avocato la procedura di rettifica e sorprendentemente - dopo aver comunicato l’insussistenza del vincolo più ampio già con una nota del 2011 - sta perfezionando la modifica in senso restrittivo, ovvero tagliando fuori del tutto Parco Rabin. L’iter è all’attenzione della Soprintendente, l’architetto Maria Costanza Pierdominici.
Difese abbassate
Si tratta di una decisione che rischia di rimettere parzialmente in gioco i due interventi - il casale in via del Canneto e il Pup di via Panama - fermati dalla magistratura anche in considerazione proprio della mancanza dell’autorizzazione paesaggistica richiesta dal vincolo. Cancellato quest’ultimo, infatti, quella vasta area verde resterebbe protetta solo dalle norme previste dal Piano Paesistico e dal Piano regolatore che la qualificano come “villa storica” con destinazione a parco pubblico, con un regime autorizzatorio meno stringente e più facilmente superabile.
Legambiente Lazio: "Massima vigilanza"
«L’allentamento della salvaguardia del parco di Villa Ada è inaccettabile - commenta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - chiediamo al ministero per i Beni culturali di recedere da questo insano proposito e di procedere, invece, alla dovuta rettifica estensiva del vincolo paesaggistico su Parco Rabin. Chiediamo inoltre la riacquisizione e demolizione dello scheletro di cemento dell’ex “Villino Todini”, i cui lavori abusivi e insanabili hanno irrimediabilmente compromesso il casale pre-esistente, con la restituzione dei 500 mq di verde alla pubblica fruizione. Va infine avviata la colmatura del cratere del Pup di via Panama, con il ripristino integrale dello stato dei luoghi precedente allo scavo. Vigileremo perché nessuno metta le mani su Villa Ada».
Quella preziosa e antica protezione dal cemento
La “dichiarazione di notevole interesse pubblico” del comprensorio di Villa Ada e di Monte Antenne - ai sensi della legge n. 1497 del 1939 sulla protezione delle bellezze naturali - risale a 59 anni fa. Porta infatti la data del 27 aprile 1954 il decreto ministeriale che sottolinea come Villa Ada «con la sua meravigliosa vegetazione arborea» costituisca «un quadro naturale di singolare bellezza». La dichiarazione faceva seguito al parere della Commissione provinciale per la protezione delle bellezze naturali, che sottolineava «la necessità di impedire che l’estendersi dell’abitato deturpi o comprometta con lottizzazioni o costruzioni inconsulte questa magnifica zona verde», che forma «quasi un quadro naturale entro la città». Nel decreto il perimetro del comprensorio di Villa Ada e Monte Antenne è descritto chiaramente: «Confinante a nord e nord-est con la via passante per la stazione Salaria; ad est, via Salaria fino all’incrocio con via Panama; a sud, seguendo quest’ultima fino a viale Romania; ad ovest, questo viale, poi seguendo i confini, segnati nel Piano regolatore, della zona destinata a parco pubblico».
Una lunga scia di sequestri
I sigilli per abusivismo edilizio sono scattati più volte in passato nell’area che potrebbe essere espunta dal vincolo. Il primo caso riguarda il casale in via del Canneto ceduto dal costruttore Aldo Salini all’ex europarlamentare Luisa Todini per farne una villa con contorno di 500 mq di verde sottratti al parco. Lo stop è arrivato per assenza di autorizzazione paesaggistica, concessione edilizia difforme dai lavori in corso e opere non compatibili con la domanda di condono. Il secondo caso riguarda il mega parcheggio sotterraneo su due piani da 497 posti auto avviato dagli imprenditori Francesco Arcovito e Bruno Brunori con la “Panama Giardini Srl”. In questo caso la Cassazione ha sancito anche che mancavano i presupposti per sfruttare scorciatoie e deroghe previste dalla legge Tognoli sui Pup - con l’avvio del cantiere senza permesso a costruire, ma con una semplice Dia - perché quei posti auto, non rispettando il criterio della pertinenzialità, si configuravano come una «operazione meramente speculativa». Da segnalare anche il sequestro per violazione delle leggi urbanistiche nel 2009 dell’immobile in viale Romania di proprietà della Lamaro (affittato dall’università Luiss) e l’indagine sul chiosco del “Panamino” nell’ambito dell’inchiesta sui Punti Verdi ristoro.
 
(Lorenzo Grassi)