Così ricordo mio nonno L'industriale partigiano

  • GIORNATA DELLA MEMORIA

MILANO Domenica per il tredicesimo anno si celebra il giorno della memoria. Ma che significa ricordare? Per molti resta qualcosa di astratto, per Roberto Lepetit  vuol dire scavare nella carne viva della propria famiglia, fino a quel nonno Roberto mai conosciuto, industriale farmaceutico, carismatico e temerario, che durante il fascismo e la guerra scelse da che parte stare, mise a disposizione i suoi soldi, la sua influenza e il suo coraggio per la causa dell'antifascismo e per questo venne arrestato, internato a Bolzano, poi a Mauthausen e infine a Ebensee, dove morì a 38 anni il 4 maggio 1945.

La Lepetit Ledoga era stata dichiarata “azienda di interesse strategico” e questo permise a Lepetit ampia libertà di movimento tra Milano e il Piemonte, enorme  disponibilità di soldi e di informazioni, che lui offrì alla Resistenza, fino all'arresto.
Pur conoscendo a grandi linee questa storia, il nipote ha iniziato ad occuparsene davvero una decina di anni fa. «Nella mia famiglia non se ne parlava quasi, era stato un dolore troppo grande e rimosso. Si dice che bisogna saltare una generazione per affrontare il passato. Per noi è stato così: sono andato a recuperare degli scatoloni dove mia nonna aveva archiviato le lettere che il nonno le aveva inviato dal lager di Bolzano e altri documenti importantissimi per raccontare una pagina della Resistenza italiana».

Riaprire quegli scatoloni per Roberto ha voluto dire far riaffiorare un dolore grande della sua famiglia: «Ma solo così si possono sanare le ferite. E questo vale anche a livello collettivo. La memoria di una nazione è fatta di tante piccole memorie personali. La rimozione produce effetti perversi, a quasi 70 anni di distanza ci si divide ancora in fazioni. Per i tedeschi, che frequento per lavoro, non è così, loro i conti col passato li hanno fatti e con loro si può parlare di nazismo, mentre da noi è ancora difficile affrontare il tema delle responsabilità del fascismo».

Ora Roberto è impegnato a rendere consultabili lettere e documenti ed è in preparazione una biografia. E si commuove citando una delle ultime lettere del nonno, prima di lasciare Bolzano per Mauthausen: «Il terrore -scriveva alla moglie - è andare più a Nord di qua». 
Paola Rizzi
@paoarizzimanca

 

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