Condomini, nuove regole per gli amministratori

Roma. Tra le novità della riforma del condominio, appena varata dal Parlamento, spicca quella che riguarda gli amministratori, troppo spesso al centro di fatti di cronaca. Quelli professionali - spiega l’ufficio legale di Confedilizia - dovranno godere dei diritti civili e avere la fedina pulita (non essere stati condannati per delitti contro la Pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio e per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commini la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque).
Diplomati e formati
E ancora: non dovranno essere stati sottoposti a misure di prevenzione divenute definitive (salvo riabilitazione); non dovranno essere interdetti o inabilitati e il loro nome non dovrà essere nell’elenco dei protesti cambiari. Dovranno invece aver conseguito il diploma di scuola secondaria superiore, aver frequentato un corso di formazione iniziale e svolgere attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale.
Autogestione e società
Se l’amministratore viene invece nominato tra i condomini dello stabile, vengono meno i requisiti del diploma, del corso di formazione iniziale e della formazione periodica. La stessa deroga - salvo che per la formazione periodica - vale anche per quanti hanno svolto attività di amministrazione di condominio per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti alla data di entrata in vigore della riforma. Possono infine svolgere l’incarico di amministratore anche le società semplici, quelle in nome collettivo e in accomandita semplice, le SpA, le società in accomandita per azioni e le Srl. In questi casi i requisiti devono essere posseduti dai soci, dagli amministratori e dai dipendenti incaricati di svolgere le funzioni di amministrazione.
Confedilizia: "Mancato l'obiettivo primario"
«La riforma del condominio ha mancato l’obiettivo di attribuire allo stesso la capacità giuridica e, così, di allinearlo all’Europa. Non ci sarà quindi, per ora, quel salto di qualità che chiedevamo per la valorizzazione dell’istituto in sé e della figura degli amministratori condominiali». Così il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, che pure parla di «una legge nel complesso positiva».
Assocond-Conafi: “Serviva un po’ più coraggio”
«Questa riforma non aumenta le responsabilità dell’amministratore e non dà le necessarie garanzie sulle possibili indebite appropriazioni dei soldi dei condomini, ipotesi quest’ultima che riscontriamo con preoccupante frequenza». Lo sostiene l’avvocato Augusto Cirla dell’Assocond-Conafi. «Quanto ai requisiti soggettivi previsti per svolgere l’attività di amministratore - prosegue - per il legislatore è sufficiente non essere ladri e godere dei diritti civili. Una riforma che rischia di diventare una fonte di lavoro sia per chi dovrà gestire l’inevitabile insorgere di contenzioso, gli avvocati, che per coloro che saranno chiamati ad interpretarla, giudici in testa. Una riforma che è già da riformare - conclude Cirla - e dire che la si aspettava da oltre settant’anni. Un’enorme delusione per i condomini che si aspettavano meno pigrizia e più coraggio».
 
(Metro)