De Carlo: "Twitter e FB comunicazione perversa"

Il nuovo romanzo di Andrea De Carlo - “Villa Metaphora”, Bompiani, p. 921, euro 19,50 - che esce oggi (presentazione alla Mondadori Multicenter di Piazza Duomo ore 18,30) -  ha, sin dal titolo, uno scopo ambiziosissimo. Racchiudere in un libro quel che accade nel mondo di oggi. Protagonisti un’isola e un resort di lusso a cui fanno da contorno 14 personaggi che come in un reality show pian piano svelano la loro essenza. Classe '52, De Carlo, autore di numerosissimi romanzi, sin dal primo “Treno di panna” (scelto da Italo Calvino) attinge le sue storie da viaggi, incontri, alla base anche di questo romanzo dove i tipi umani vanno da un architetto a un banchiere, da un cuoco star a un falegname.In Villa Metaphora lei rappresenta il mondo contemporaneo in un luogo. Da quando ci pensava? Sono almeno otto anni che prendevo appunti su questa storia ma ho iniziato a scrivere sistematicamente solo due anni fa. Lei ora vive in campagna. Quanto il vivere appartato influenza la sua scrittura? L’isolamento è importante ma non è mai eremitaggio. In questa storia era indispensabile muovermi nel mondo: molte delle cose che racconto le ho assorbite proprio stando in mezzo alle persone. Lo chef spagnolo ha qualche attinenza con qualcuno di conosciuto? Non direttamente ma è un tipo di personaggio che esiste. Sono tutte persone che conosciamo attraverso le notizie che leggiamo tutti i giorni. Volevo far vedere il retroscena, narrarli dal di dentro: la famosa attrice, lo chef. Ci sembra di sapere tutto di loro vedendoli in tv ma non è vero.Lei non è il tipo di scrittore che va in giro per salotti e neanche ai Festival letterari.Non mi piace recitare questo ruolo. Usa Facebook,  Twitter? Uso internet ma di Twitter e Facebook non ne voglio sapere. Li considero la perversione della comunicazione umana. Non è un atteggiamento da tecnofobo. Perchè se accade qualcosa subito ci sono una serie di commenti raccolti su Twitter. Viene tutto bypassato, non c’è nessuna verifica e neanche più l’occasione di un contatto diretto. Sembra tutto più immediato ma non è così. È d'accordo con Jonathan Franzen, lo scrittore americano.Non mi stupisce, gli scrittori hanno un modo diverso di vedere realtà. Se si trovasse in un luogo come l’isola di Villa Metaphora, isolato dal mondo o anche più selvaggio, che cosa si porterebbe, il computer? Assolutamente no. Io sarei come il personaggio del falegname, che lavora con i pezzi di legno portati dal mare: non avrei l’atteggiamento paradossale di stare un posto deserto con tutte le comodità. (Antonella Fiori)