La scure di Moody's sul Monte dei Paschi

 
 
Siena. L'agenzia internazionale Moody's ha tagliato il rating del Monte dei Paschi di Siena di due gradini, da Baa3 a Ba2. La valutazione dei titoli dell'istituto di credito è scesa quindi a livello spazzatura. Nonostante l’iniezione di capitale da 1,5 miliardi di euro da parte del governo italiano, per Moody’s vi sono probabilità reali che la banca senese abbia bisogno di ulteriore aiuto esterno. «Mps non è stata in grado di aumentare la propria base di capitale ai livelli richiesti» afferma Moody's. Dopo il declassamento, il titolo di Mps ha ceduto  il 6,2% a 0,23 euro. Forti gli scambi: sono passate di mano 130 milioni di azioni, oltre l'1% del capitale e la metà della media dell'ultimo mese. L'ad di Mps Fabrizio Viola ha criticato «la tempistica» del taglio del rating da parte di Moody's «a 3 mesi dal varo del piano industriale triennale che va nella direzione auspicata».
Il professor Baglioni: «Va spezzato il circolo vizioso tra gruppo senese e Tesoro»
«Il Monte dei Paschi  è l’unica banca italiana che è ricorsa ad aiuti di Stato»: descrive così la situazione della banca toscana Angelo Baglioni, professore di Economia Politica alla Cattolica di Milano. Le istituzioni Ue sono favorevoli agli aiuti?No, ma dall’inizio della crisi, la Ue ha derogato. Anche se nel caso di Mps siamo in presenza di un circolo vizioso che andrebbe spezzato. Il Tesoro ha acquistato molti titoli di Mps, che a sua volta è  esposta nei confronti del Tesoro.   I correntisti devono  preoccuparsi?No. Anche se non tutti lo sanno, esiste il Fondo interbancario di tutela dei depositi, che garantisce  fino a centomila euro. E poi ci sono   Tesoro e  istituzioni europee come  garanti degli istituti di credito. La crisi economica trae la sua origine dalla crisi bancaria?Dipende dai Paesi. Diciamo che in Italia e in Grecia le banche godono di una situazione migliore rispetto ad  altri Paesi come Spagna, Inghiltera e Irlanda.   
CinaAllarme della Bank of China sul rischio di una crisi delle banche cinesi: nel 2010 Pechino aveva frenato le attività di erogazione dei prestiti, preoccupato per il boom del credito. Una riduzione che aveva portato alla nascita di “banche fantasma”, canali di finanziamento fuori controllo, che oggi  mettono a rischio l’economia cinese.
EsuberiAllarme dei sindacati bancari sull'occupazione del settore: gli istituti di credito starebbero creando le condizioni per un prepensionamento obbligatorio di circa 35 mila lavoratori dele banche. L’Abi  (l'associazione delle banche italiane) ridimensiona l'allarme, ma ammette una crisi generale  crisi del settore.
 
(Valeria Bobbi)
 
(Metro)